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L’argento della riforma: il quarto di scudo di Carlo Emanuele III

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Stemma completo dei Savoia su moneta d'argento

Torino, 1730. Nella residenza reale di Rivoli, un sovrano ormai provato da anni di governo sorprende la corte e annuncia l’impensabile: si ritira. Vittorio Amedeo II abdica, lasciando il trono al figlio Carlo Emanuele. Una scelta inusuale per l’Europa del tempo, che apre la strada a un nuovo regno: non un sovvertitore dell’ordine, ma un amministratore prudente e determinato, destinato a guidare lo Stato sabaudo con fermezza.

Carlo Emanuele III, nato a Torino il 27 aprile 1701, era imparentato con le principali corti europee – zio del re di Francia Luigi XV – e si trovò da subito in prima linea nelle complesse rivalità tra Asburgo e Francia. Dopo anni turbolenti, con le guerre di successione polacca e austriaca, nel 1748 la pace di Aquisgrana premiò il piccolo ma ambizioso regno sabaudo con territori preziosi: Novara e le terre fino al Ticino.

Dal campo di battaglia alla zecca: la grande riforma monetaria

Con la fine dei conflitti, Carlo Emanuele III rivolse la sua attenzione all’interno: riforme amministrative, controllo centrale sempre più deciso e – soprattutto – una grande operazione di riordino della circolazione monetaria. Il Piemonte del Settecento era infatti un mosaico di pezzi di mondi diversi: monete sabaude, francesi, milanesi, genovesi, e persino residui della monetazione gonzaghesca di Casale. Per un regno che ambiva a consolidarsi e a competere con le grandi corti europee, era necessario riportare ordine.

La riforma monetaria del 1755 creò un sistema basato su multipli e sottomultipli perfettamente armonici, introducendo anche un principio moderno: il bimetallismo, con equivalenza garantita dallo Stato tra oro e argento. Una scelta all’avanguardia, che segnò il passo verso una concezione moderna della sovranità monetaria.

Il quarto di scudo: un suggestivo racconto araldico

Tra le nuove emissioni spicca il quarto di scudo in argento da 30 soldi (1,5 lire) coniato tra il 1755 e il 1772 una moneta che racconta, meglio di molte pagine di storia, l’ambizione dinastica dei Savoia e la volontà di Carlo Emanuele III di affermare autorità e modernità.

Quarto di scudo di Carlo Emanuele III

Quarto di scudo di Carlo Emanuele III, 1755. Zecca di Torino (metallo: argento; peso: 8,77 g; diametro: 30 mm).

Sul rovescio campeggia il grande stemma sabaudo “completo”, introdotto proprio con la riforma: un compendio della storia dinastica dei Savoia e delle loro pretese sovrane. È composto da cinque elementi:

  • Primo quarto (in alto a sinistra): stemma del regno di Sardegna, acquisito nel 1720 dopo la guerra di successione spagnola;
  • Secondo quarto (in alto a destra): regno di Gerusalemme, titolo simbolico e prestigioso rivendicato da diverse casate europee e giunto ai Savoia nel XV secolo tramite il matrimonio con la dinastia dei Lusignano;
  • Terzo quarto (in basso a sinistra): regno di Cipro, anch’esso titolo ereditato dalla casa Lusignano;
  • Ultimo quarto (in basso a destra): ducato del Monferrato, acquisito dai Savoia nel 1708 e confermato nel 1713;
  • “In cuore” (al centro): l’aquila imperiale coronata ad ali spiegate, che reca sul petto l’ovale con la croce sabauda bianca in campo rosso. Simboleggia l’origine feudale della dinastia e l’investitura imperiale sulla contea di Savoia.

Questa composizione araldica, già semplificata rispetto alle versioni medievali cariche di ulteriori blasoni, rappresenta l’apice della narrazione araldica sabauda. Solo con Carlo Alberto verrà sostituita dal più semplice scudo con croce, poi adottato anche sulla bandiera italiana fino al 1946.

A garantire autenticità e prevenire frodi, la riforma prevedeva che nelle monete d’argento (come questo quarto di scudo), il re apparisse sul diritto con busto e corazza mentre nelle emissioni d’oro fosse raffigurata solo la testa.

Collezionare questo esemplare significa avere tra le mani più di una moneta: è il racconto tangibile della costruzione statale sabauda, un manifesto dinastico inciso nel metallo, una tappa fondamentale della storia numismatica italiana. Una coniazione che unisce pregio iconografico, importanza storica e valore collezionistico, perfetto per chi desidera custodire, attraverso le monete, il cammino che dai piccoli domini alpini portò alla nascita del Regno d’Italia.

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