

«Il meglio è nemico del bene», scriveva Voltaire. Una massima che ben si adatta a un famoso caso di “francobollo mancato” – o meglio, non emesso – della filatelia italiana. La vicenda risale al 1893, quando l’ambizione di fare le cose in grande, unita alla lentezza di lavorazione, impedì l’emissione di un francobollo dedicato alle nozze d’argento di Umberto I e Margherita di Savoia.
Al pari degli attuali social media o di una rivista patinata, a quei tempi il francobollo, potente mezzo di comunicazione di massa, avrebbe potuto raccontare l’evento mondano più chiacchierato del momento. L’anniversario fu infatti celebrato da vari appassionati: Giacomo Dapino, presidente della Società filatelica lombarda, fece stampare un’etichetta con il ritratto dei sovrani, mentre un commerciante di Palermo ideò addirittura una serie dedicata. Anche l’amministrazione postale si attivò, ma l’incarico all’Officina carte-valori arrivò troppo tardi. Ne uscirono soltanto alcuni saggi da 20 centesimi, con i profili dei sovrani affiancati nel medaglione e la scritta Nozze d’argento delle ll. mm.

20 c. bruno “Nozze d’argento”, 1893. Prova del francobollo non emesso
Il francobollo, di formato leggermente maggiore del solito, come richiedeva l’occasione, era stampato in tricromia: un colore per il medaglione, uno per la cornice e le diciture, uno per il fondino a linee verticali. La complessità tecnica e i tempi lunghi ne impedirono l’uscita ufficiale. Dell’emissione per l’anniversario restano soltanto alcuni fogli di prova, in diverse combinazioni cromatiche: salmone, rosso, verde e bruno.
Figlio di Vittorio Emanuele II e Maria Adelaide d’Austria, Umberto I nacque a Torino nel 1844. Educato rigidamente alla disciplina militare, partecipò giovanissimo alla battaglia di Custoza nella Terza guerra d’indipendenza, ottenendo la medaglia d’oro al valore militare. Il 21 aprile 1868 sposò la cugina Margherita di Savoia e, alla morte del padre nel 1878, salì al trono scegliendo il nome di Umberto I per marcare il carattere nazionale della monarchia.
Durante il suo regno, Umberto sostenne la Triplice Alleanza con Germania e Austria-Ungheria, promosse la politica coloniale in Africa e incoraggiò una prima legislazione sociale. Tuttavia, la disfatta di Adua nel 1896, con migliaia di vittime, segnò un duro colpo per l’Italia e per la sua immagine internazionale.
La grave crisi economica e le tensioni sociali portarono nel 1898 ai moti di Milano, repressi nel sangue dal generale Bava Beccaris con l’uso dei cannoni contro i manifestanti. La decisione del re di decorare il generale suscitò indignazione e isolò ulteriormente la monarchia.
Nonostante un sincero impegno nel rendere popolare la monarchia – visitando le regioni, soccorrendo i terremotati e sostenendo opere di beneficenza – Umberto I mantenne un’impostazione autoritaria, sostenendo governi sempre più repressivi. Il 29 luglio 1900, a Monza, fu assassinato dall’anarchico Gaetano Bresci.
Il suo regno, segnato da contraddizioni tra progresso e repressione, lasciò al figlio Vittorio Emanuele III uno Stato più coeso ma profondamente lacerato dalle tensioni sociali.
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