

La storia del Regno di Sardegna non si legge solo sui libri: rivive nelle sue monete, frammenti autentici di un passato da toccare con mano e custodire per sempre. Ogni coniazione prodotta tra il tramonto di Napoleone, con il ritorno di Vittorio Emanuele I, e l’alba dell’Italia unita, racconta l’evoluzione di un regno, il cambiamento di un’epoca e gli albori della lenta costruzione di una nuova identità europea.
Oggi una selezione esclusiva di 12 monete ripercorre in un elegante cofanetto alcuni frammenti cruciali della straordinaria parabola storica e numismatica sabauda. Un percorso raccontato attraverso i primi quattro marenghi e i primi quattro scudi dei re Vittorio Emanuele I, Carlo Felice, Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II, insieme ai grandi nominali aurei da 40 e 80 lire di Carlo Felice e 50 e 100 lire di Carlo Alberto.
Tra le più profonde innovazioni lasciate dalla Rivoluzione francese vi fu l’introduzione del sistema monetario decimale, un modello che semplificava drasticamente i rapporti tra i diversi valori nominali.
Il franco si impose come unità di misura di un sistema fondato sul bimetallismo, dove oro e argento coesistevano in perfetto equilibrio, legati da un rapporto di valore fissato in 15,5 a 1. Quando i Savoia, dopo il Congresso di Vienna, rientrarono a Torino, cercarono inizialmente di cancellare ogni traccia napoleonica ripristinando il vecchio sistema piemontese. Ma la realtà economica europea aveva ormai assimilato il sistema decimale e Vittorio Emanuele I dovette, seppur controvoglia, accettare la modernità.
Nacque così la lira piemontese, perfettamente identica al franco francese per peso, titolo e diametro, base di una nuova monetazione che segnò la rinascita sabauda dopo l’esilio.
Con Vittorio Emanuele I il Regno di Sardegna ritrovò stabilità politica e una moneta al passo con i tempi. Pur fedele ai principi della Restaurazione, il re comprese la necessità di uniformarsi al modello francese e introdusse gradualmente le monete decimali, iniziando dai tagli più prestigiosi in oro e argento. La produzione fu limitata dalle modeste capacità delle zecche di Torino e Genova, rendendo oggi rarissimi gli esemplari di prima emissione.
Le nuove monete, affidate all’incisore Amedeo Lavy – ultimo erede di una dinastia attiva alla zecca torinese fin dal 1750 – si ispirarono direttamente allo stile napoleonico: sul diritto, l’effigie del re (rivolta a sinistra per oro e rame, a destra per l’argento); sul rovescio, lo stemma sabaudo coronato. Fu mantenuta, come omaggio alla tradizione, la legenda in latino che elencava i titoli nobiliari del sovrano, tra cui Rex Sardiniae, Cypri et Hierosolymae.

Marengo d’oro I tipo (peso: 6,45 g; diametro: 21 mm) e scudo d’argento (peso: 25 g; diametro: 37 mm) di Vittorio Emanuele I
I suoi marenghi e scudi rappresentano dunque il punto d’incontro tra il rigore della Restaurazione e l’inevitabile influenza francese: monete che uniscono la nostalgia del passato alla precisione matematica della modernità.
Soprannominato “Carlo Feroce” per il suo rigore, Carlo Felice consolidò l’impianto monetario avviato dal fratello, Vittorio Emanuele I, completando il sistema decimale e introducendo i grandi nominali da 40 e 80 lire in oro. Queste coniazioni, maestose per dimensioni e raffinatezza, comunicavano stabilità e prestigio in un’epoca di restaurazione e progresso amministrativo.

Scudo d’argento (peso: 25 g; diametro: 37 mm), marengo (peso: 6,45 g; diametro: 21 mm), 40 lire (peso: 12,9 g; diametro: 26 mm) e 80 lire d’oro (peso: 25,8 g; diametro: 33 mm) di Carlo Felice
Dal punto di vista iconografico, Carlo Felice modernizzò la propria immagine scegliendo di apparire senza codino, in contrasto con la ritrattistica severa del fratello. Le sue monete, coniate a Torino e successivamente anche a Genova, mantennero la struttura francese – diritto con il busto reale, rovescio con lo stemma – ma raggiunsero una compostezza tutta sabauda, solida e regale.
Con Carlo Alberto, la monetazione del Regno di Sardegna compie il passo decisivo verso la contemporaneità. Pur oscillando politicamente tra conservatorismo e riformismo, il re fu chiaro nella visione monetaria: mantenne il sistema decimale e introdusse due nuove unità auree, 50 e 100 lire, destinate a sostituire i tagli da 40 e 80 lire del predecessore.

Scudo d’argento (peso: 25 g; diametro: 37 mm), marengo (peso: 6,45 g; diametro: 21 mm), 50 lire (peso: 16,12 g; diametro: 27 mm) e 100 lire d’oro (peso: 32,25 g; diametro: 34 mm) di Carlo Alberto
Nel 1832 venne abbandonato definitivamente il tradizionale contorno con il motto “FERT” tra nodi e rosette, sostituito da una rigatura continua, segno di semplificazione tecnica e di modernità industriale. Le sue monete, dal profilo realistico e dalle linee classiche, testimoniano la maturità artistica delle officine sabaude e l’evoluzione del gusto neoclassico verso un linguaggio più sobrio e nazionale.
Con Vittorio Emanuele II, la monetazione sabauda si avvia alla sua trasformazione finale. La lira piemontese, nata da un adattamento del franco, diventa la base della futura lira italiana, segno tangibile di continuità tra il Regno di Sardegna e quel che sarebbe diventato il nuovo Regno d’Italia.

Marengo d’oro e scudo (peso: 25 g; diametro: 37 mm) d’argento (peso: 25 g; diametro: 37 mm) di Vittorio Emanuele II
Le sue monete, dal segno incisivo e nitido, rappresentano l’apice della scuola torinese e il passaggio simbolico da dinastia di un antico Stato locale a monarchia di una nazione. Nel primo periodo la monetazione di Vittorio Emanuele II, sempre affidata alla mano di Giuseppe Ferraris, ricalca fedelmente quella del suo predecessore, sia pure con una minore varietà di emissioni. Il marengo di Vittorio Emanuele II sarà l’ultimo marengo del regno di Sardegna.
L’elegante cofanetto numismatico Bolaffi dedicato al Regno di Sardegna riunisce dodici autentiche testimonianze d’epoca:
Ogni moneta riflette un momento preciso della storia: dalla prudente modernità di Vittorio Emanuele I alla fermezza illuminata di Carlo Felice, dall’innovazione di Carlo Alberto alla continuità nazionale di Vittorio Emanuele II.
Un insieme unico, che testimonia come la moneta, più di ogni altra forma d’arte, sappia fondere politica, economia e bellezza in un piccolo, perfetto frammento di storia.
Seguici su YouTube per non perderti nuove e appassionanti storie di francobolli e monete!