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Ferdinando II di Borbone, il sovrano che divenne Re Bomba

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Il Re Bomba, Ferdinado II di Borbone

Da un lato, il re Ferdinando II di Borbone fu un innovatore che cercò di rimodernare il Regno delle Due Sicilie. Dall’altro, fu un sovrano severo e reazionario che si guadagnò il soprannome di Re Bomba. La contraddizione tra questi due lati si riflette anche nell’iconografia postale che lo ritrae. I francobolli siciliani del 1859, con la serie in sette valori e il profilo regale, sono infatti un simbolo di legittimazione del potere e allo stesso tempo un grande esercizio di maestria che ha dato origina ad un’emissione considerata una delle più belle di sempre.

Ferdinando II di Borbone. innovazione e modernizzazione

Ferdinando II salì al trono nel 1830 e nei primi anni del suo regno puntò con decisione su opere materiali e investimenti pubblici per rendere il Regno delle Due Sicilie più competitivo. Promosse la costruzione di infrastrutture strategiche, con particolare attenzione ai trasporti terrestri e marittimi, per snellire i flussi commerciali e favorire lo sviluppo industriale nelle aree attigue a Napoli. Tra le iniziative più rilevanti va ricordata la realizzazione della linea ferroviaria Napoli–Portici, inaugurata nel 1839, che rappresentò non solo un primato tecnologico nel panorama italiano, ma anche un importante volano per il commercio e l’industria locale.

Parallelamente il re sostenne la modernizzazione dei cantieri navali e delle officine statali, investendo nella creazione e nell’ampliamento di impianti come il cantiere di Pietrarsa, pensati per produrre locomotive, materiale rotabile e unità navali. Questi poli tecnici avevano lo scopo di ridurre la dipendenza dalle importazioni, di concentrare competenze tecniche locali e di offrire lavoro qualificato, elementi che avrebbero dovuto costituire la base di una industrializzazione controllata dallo Stato.

Le repressioni di Ferdinando II di Borbone, il Re Bomba

Ferdinando II affrontò la stagione rivoluzionaria del 1848 con una linea politica che mutò rapidamente dal compromesso alla repressione. All’inizio, sotto la pressione dei moti liberali, concesse alcune aperture istituzionali e si mostrò disposto a trattare. Tuttavia, quando le insurrezioni si estesero e soprattutto quando la Sicilia si sollevò chiedendo autonomie e riforme radicali, la risposta del governo borbonico divenne netta e militare.

Le operazioni contro i ribelli siciliani si caratterizzarono per l’uso massiccio di forze regolari e per azioni di guerra urbana che inclusero bombardamenti su centri abitati, assalti e riconquista armata delle piazze chiave. La riconquista dell’isola fu condotta con metodi che causarono molte vittime e distruzioni, e trasformarono il conflitto interno in un confronto segnato dalla forza. In tutta la penisola borbonica vennero inoltre inasprite le misure di ordine pubblico. Fu introdotta una sorveglianza più severa, la libertà di stampa fu limitata, e gli oppositori politici furono perseguiti con arresti, condanne e confische.

L’effetto sulla società e sull’immagine internazionale del regno fu immediato. La stampa liberale europea concentrò le critiche sulle modalità della repressione, e il soprannome “Re Bomba” si affermò come sintesi polemica della percezione estera della violenza usata per sedare le rivolte. Sul piano interno, la durezza delle misure consolidò il controllo del potere centrale, ma al tempo stesso alimentò risentimento, esilio e radicalizzazione degli oppositori, lasciando tracce profonde nella memoria politica del Mezzogiorno.

I sette francobolli di Ferdinando II di Borbone

I francobolli emessi nel 1859 per il Regno di Sicilia sono una testimonianza materiale dell’ambivalenza di Ferdinando II. Da un lato incarnano l’idea di uno stato che mostra la sua effigie con cura estetica e tecnica, dall’altro sono emessi in un regime che poco dopo si sarebbe trovato in conflitto con i moti nazionali.

Il soggetto unico fu ideato dal pittore Carlo La Barbera, che preparò un foglio con sette prove delle cornici in litografia in diversi colori, e il profilo del monarca in fotografia ritoccata ad acquerello. L’incarico dell’incisione fu affidato a Tommaso Aloisio (Aloysio) Juvara, incisore di grande livello e nipote dell’architetto Filippo Juvarra. La stampa fu poi eseguita dai tipografi locali, con il 1° gennaio 1859 come data di emissione ufficiale. La serie comprende sette valori pensati per coprire tutte le necessità dell’affrancatura: mezza grana, 1 grana, 2 grane, 5 grane, 10 grane, 20 grane, 50 grane.

Serie di francobolli "Testoni" di Ferdinando II di Borbone

Effigie di Ferdinando II (Regno di Sicilia, 1859). Valori: mezza grana giallo, 1 grana bruno, 2 grane azzurro, 5 grane rosa, 10 grane azzurro scuro, 20 grane grigio, 50 grane bruno.

La stampa fu effettuata in calcografia su fogli da 100 esemplari, ottenuti duplicando il conio originale di Juvara. La calcografia assicurava nitidezza, ma causava anche un rapido consumo delle tavole. Per questo motivo nelle tirature compaiono ritocchi e varianti riconoscibili, che consentono ai filatelisti di ricostruire il plattaggio e la successione delle impressioni. Esistono inoltre significative varianti cromatiche, in particolare per l’1 e il 5 grana, e perfino un caso classico di errore di colore, il raro ½ grana azzurro, di cui sono noti pochissimi esemplari usati. Infine la soluzione dell’annullamento è un piccolo capolavoro pratico e simbolico. Per non deturpare il volto regale fu adottato un annullo a forma di U rovesciata, chiamato “ferro di cavallo”, che annullava il francobollo preservando intatta l’effigie.

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