

Come un filo sottile intessuto di storia, il destino della dinastia dei Borbone ha attraversato secoli di regni e continenti. Tutto cominciò nel cuore del Seicento, quando Enrico IV di Francia inaugurò un’epoca nuova dopo le drammatiche guerre di religione. Da quel momento, il casato non smise più di lasciare la propria impronta sul volto dell’Europa, portando con sé il peso del potere, ma anche la grazia delle corti e la magnificenza dei palazzi.
Con Luigi XIV, il “Re Sole”, la Francia brillò di una luce ineguagliabile, divenendo modello di centralismo e splendore culturale, mentre le sale di Versailles e i suoi giardini infiniti divennero la scenografia di un potere assoluto. Eppure, la fiamma dei Borbone non rimase confinata oltre le Alpi: dalla Spagna di Filippo V fino al cuore del Mediterraneo, questa dinastia si espanse come un’onda travolgente, segnando nuovi orizzonti.
In Italia, i Borbone furono protagonisti di una delle stagioni più affascinanti e controverse della storia meridionale. Il Regno delle Due Sicilie, tra fasto e innovazioni, rappresentò non solo un potere politico, ma un vero e proprio universo culturale, dove tradizione e modernità si incontravano sotto l’emblema della casata. Con l’avvento del Risorgimento, quando il vento dell’unità cambiò per sempre il destino del Sud, i Borbone rimasero impressi nella memoria collettiva come simbolo di un’epoca perduta.
Le monete emesse sotto il regno dei Borbone non sono solo la cronaca del passato ma un affresco di personaggi ed eventi che intreccia gloria, conflitti e visioni di futuro. Collezionarle significa immergersi in un romanzo epico che ancora parla, attraverso volti, effigi, stemmi e simboli, di un’epoca passata ma mai dimenticata.
Ultimo erede degli Asburgo di Spagna, Carlo II fu un re fragile, malato e circondato da leggende sin dalla nascita: il popolo lo chiamava “lo Stregato”. Non mise mai piede a Napoli, governata dai suoi viceré, ma sotto il suo regno la città visse una stagione artistica brillante, tra barocco e musica. La sua incapacità di generare eredi aprì una questione dinastica enorme: alla sua morte, nel 1700, designò come successore Filippo d’Angiò, nipote di Luigi XIV, scatenando la Guerra di Successione Spagnola che avrebbe cambiato il destino d’Europa e del Regno di Napoli.

Ducato o 100 grana d’argento (Regno di Napoli, 1665-1700). Sul diritto il busto coronato del re a destra con una lunga capigliatura e, sul rovescio, il tosone sospeso su un nastro annodato a sinistra con bordo a piccole righe (metallo: argento; diametro: 37-39 mm; peso: 21-22 g; Zecca: Napoli).
A soli diciott’anni, Carlo di Borbone conquistò Napoli e la Sicilia, ponendo fine al dominio austriaco. Giovane, affabile e vicino al popolo, inaugurò una nuova dinastia nel Sud Italia. Il suo regno fu ricco di riforme e splendore: promosse le arti, incoraggiò gli scavi di Pompei ed Ercolano e volle opere monumentali come la Reggia di Caserta. Nel 1759 partì per Madrid, chiamato a diventare Carlo III di Spagna, lasciando i suoi domini al figlio Ferdinando. Il suo ricordo rimase vivo come quello di un re moderno, capace di dare nuova dignità a Napoli capitale.

Prima moneta: oncia d’oro del regno di Sicilia (1734-1759). Sul diritto il busto laureato a destra, contorno dentellato e taglio cordonato. Sul rovescio la Fenice sulle fiamme ad ali spiegate e testa in alto a destra, con frammento di sole raggiante (metallo: oro 906,25; diametro: 22 mm; peso: 8,80 g.; anni di coniazione dal 1750 al 1752).
Seconda moneta: 2 ducati o zecchino napoletano (Regno di Napoli, 1734-1759). Sul diritto la testa del re a destra e l’iscrizione “Carlo per grazia di Dio e Gerusalemme”. Sul rovescio lo stemma coronato e lettere dei maestri di zecca e di prova (metallo: oro 906,25; diametro: 20-21 mm; peso: 2,89-2,95 g; anni di coniazione: dal 1749 al 1755).
Succeduto al padre a soli otto anni, Ferdinando regnò tra rivoluzioni, invasioni e restaurazioni. Popolare per il suo carattere semplice e diretto, si rivelò però spietato quando il potere fu minacciato: celebre la feroce repressione della Repubblica Napoletana del 1799. Costretto all’esilio durante le guerre napoleoniche, tornò sul trono dopo il 1815 e unificò formalmente i regni di Napoli e Sicilia, diventando Ferdinando I delle Due Sicilie. Governò fino al 1825, incarnando il volto conservatore e reazionario di una monarchia in declino.

Prima moneta: 6 ducati o Oncia napoletana (Regno di Napoli, 1759-1799). Sul diritto il busto del re a destra con lunga capigliatura fluente sulle spalle e, sul rovescio, lo stemma coronato (metallo: oro 906,25; diametro 26-28,5 mm; peso 8,70-8,85 g; anni di coniazione: dal 1770 al 1777)
Seconda moneta: piastra da 120 grana (Regno delle Due Sicilie, 1816-1825). Sul diritto la testa piccola coronata a destra e rovescio stemma coronato con collari (metallo: argento 833,33, diametro 38 mm; peso: 25,54 g).
Figlio di Ferdinando I, Francesco I fu un sovrano prudente e tradizionalista. Salito al trono in età matura, regnò solo cinque anni, mantenendo l’assolutismo e reprimendo ogni spinta liberale. Non fu un re innovatore, ma piuttosto un custode delle tradizioni, in un tempo in cui l’Europa già guardava a costituzioni e riforme. Morì nel 1830, lasciando il regno al figlio Ferdinando II e la fama di un monarca silenzioso, più padre che politico.

3 Ducati (Regno delle Due Sicilie). Sul diritto la testa nuda, piccola e imberbe, rivolta a destra e, sul rovescio, un genio nudo alato, con la mano destra su colonna coronata, che regge lo scudo (metallo: oro 996; diametro: 18,5 mm; peso 3,78 g).
Conosciuto come “Re Bomba”, Ferdinando II fu sovrano energico e controverso. All’inizio del regno si mostrò vicino al popolo, promosse industrie e infrastrutture – come la Napoli-Portici, prima ferrovia italiana – e diede impulso alla modernizzazione. Ma di fronte ai moti rivoluzionari del 1848 scelse la via della repressione: bombardò Palermo e incarcerò centinaia di oppositori. Amato da alcuni come difensore della tradizione, detestato da altri come simbolo della reazione, fu l’ultimo re forte del Sud prima del crollo della dinastia.

Prima moneta: piastra da 120 grana (Regno delle Due Sicilie, 1830-1859). Sul diritto la testa nuda, barbuta e adulta del sovrano rivolta a destra e, sul rovescio, lo stemma coronato (metallo: argento 833,33; diametro: 37 mm; peso: 27,5 g).
Seconda moneta: 3 ducati (Regno delle Due Sicilie, 1830-1859). Sul diritto la testa nuda del sovrano, piccola ed imberbe a destra e, sul rovescio, un genio nudo alato, con la mano destra su colonna coronata che regge lo scudo (metallo: oro 996; diametro 18,5 mm; peso 3,78 g).
Giovane e inesperto, Francesco II ereditò il trono in un’epoca segnata dall’unificazione italiana. Mite e religioso, esitò troppo a concedere riforme e perse la fiducia del popolo. Nel 1860, l’arrivo di Garibaldi e dei Mille travolse il suo regno: Napoli si arrese senza resistenza, mentre l’ultima difesa si consumò a Gaeta, dove la regina Maria Sofia si distinse per coraggio. Con la resa del 1861, il Regno delle Due Sicilie cessò di esistere. Francesco II visse in esilio fino al 1894, ricordato come l’ultimo re borbonico, fragile ma dignitoso nella sconfitta.

Piastra 120 grana (Regno delle Due Sicilie, 1859-1861). Sul diritto la testa nuda del sovrano rivolta a sinistra e, sul rovescio, lo stemma coronato (metallo: argento 833,33; diametro: 37 mm; 27,5 g).
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