

Chi alzò gli occhi al cielo quel 29 maggio del 1933, a Roma, poté osservare lo spettacolo dell’imponente dirigibile tedesco LZ 127 Graf Zeppelin, un gigante in lega d’alluminio, di 236 metri di lunghezza (l’equivalente di due campi da calcio) e un volume di oltre centomila metri cubi, spinto da cinque motori V12 da 530 cavalli ciascuno, che prima di sorvolare parte dell’Italia e attraccare a Ciampino aveva già scritto alcune fra le pagine più affascinanti dell’aviazione mondiale.
Non era una novità, nell’Europa degli anni Trenta, vedere uno Zeppelin stagliarsi all’orizzonte, ma fino a quel momento non era mai stata organizzata una crociera ufficiale dedicata all’Italia. Nella primavera del 1933 la Romfhahrt, la crociera di Roma del LZ 127, pianificata dalla Germania di Adolf Hitler nella patria del suo alleato Benito Mussolini, aveva un forte sapore propagandistico.
Italo Balbo, che di lì a poco avrebbe guidato la crociera aerea nordatlantica, era tra gli spettatori che a Roma osservavano il gigantesco dirigibile tedesco. L’LZ 127 era stato varato il 18 settembre di cinque anni prima, nelle officine Luftschiffbau Zeppelin GmbH a Friedrichshafen, sul lago di Costanza, nella Germania meridionale. Prima del viaggio in Italia, aveva già completato il giro del mondo, sorvolato l’Artico, compiuto voli regolari fra Europa e America, per un totale di 302 crociere.
Era stato costruito su progetto del conte Ferdinand von Zeppelin. Nato in Germania, a Costanza, nel 1838, Zeppelin aveva visto i primi palloni aerostatici in funzione nel 1863, durante la guerra civile americana, alla quale aveva partecipato come osservatore. Militare di professione, dopo essersi ritirato a 52 anni, si era dedicato allo studio delle aeronavi, elaborando l’innovativo progetto di un aerostato con armatura rigida, di grandi dimensioni, che si spostasse grazie a eliche direzionali. Zeppelin si autofinanziò la costruzione dei primi esemplari sperimentali: allo LZ 1 seguirono altri modelli, che riscossero sempre maggiore interesse, non tanto per finalità militari quanto per le possibili ricadute commerciali. Rispetto alle mongolfiere, questo mezzo più leggero dell’aria godeva di una novità rivoluzionaria: non era in balìa dei venti e delle correnti, ma poteva essere governato.
Il successo dei dirigibili Zeppelin arrivò dopo la morte del conte, nel 1917, con modelli di dimensioni sempre maggiori. Agli inizi degli anni Trenta i viaggi in dirigibile, per i pochi fortunati che potevano permetterseli, erano stabili e comodi: il mezzo era dotato di accoglienti cabine, una sala da pranzo, salottini, un ufficio postale e una passeggiata panoramica.
Tuttavia, a quattro anni dalla crociera di Roma del 1933, un altro dirigibile, l’Hindenburg, durante le manovre di attracco a Lakehurst, nel New Jersey, si incendiò e precipitò con 97 persone a bordo. L’incidente ebbe un forte impatto emotivo sull’opinione pubblica, segnando per sempre la fine dei dirigibili, da allora soppiantati definitivamente dagli aeroplani.
Il 28 maggio 1933, intorno a mezzanotte, il 127esimo Zeppelin era decollato dalla sua base di Costanza. Con un volo notturno aveva fatto rotta a una velocità di 120 chilometri orari verso Basilea in Svizzera, per poi entrare in Francia, sopra Besançon, sorvolare la vallata del Rodano e raggiungere Avignone, all’alba. Oltrepassata Marsiglia, l’aeronave aveva seguito la costa fino a Nizza, poi Montecarlo e, mentre a bordo si serviva la colazione ai 28 passeggeri imbarcati, era entrata nello spazio aereo italiano, sorvolando Sanremo, Genova, Pisa, Livorno. Verso le 15 l’aeronave era stata avvistata da Orbetello, poi da Santa Marinella, sulla campagna romana e infine a Roma.
Poco dopo le 17 il capitano Ernst Lehmann ancorò il dirigibile a Ciampino. Ad accoglierlo c’erano re Vittorio Emanuele III, i ministri dell’Aeronautica e della Marina, Italo Balbo e Giuseppe Sirianni, l’ambasciatore tedesco von Hassel e Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Reich tedesco. Il dirigibile imbarcò altri passeggeri – fra cui Balbo stesso – per sorvolare di nuovo la capitale e poi posarsi nuovamente a terra. Poco prima delle otto di sera levò gli ormeggi e puntò verso la base di Friedrichshafen, dove atterrò alle 13.30 del giorno successivo, e poi riprese il volo con destinazione Sudamerica.
Attenta ai risvolti postali del viaggio, la società Zeppelin aveva concluso accordi con il ministero italiano delle Poste per consentire al dirigibile di trasportare corrispondenza. Atterrato a Ciampino, il dirigibile consegnò il corriere postale preso in carico a Friedrichshafen, e accolse un nuovo corriere postale. Sorvolò poi Napoli e su Nettuno effettuò il lancio della corrispondenza per poi passare nuovamente sulla capitale e far ritorno a Friedrichshafen; tre giorni dopo il Graf Zeppelin avrebbe compiuto la crociera in Sudamerica.

Aerogrammi Zeppelin verso l’Argentina (San Marino, 1933)
Per sottolineare l’eccezionalità dell’evento, come l’Italia, anche la Repubblica di San Marino realizzò una serie di francobolli, emessi il 26 aprile. Aveva gli stessi tagli della serie italiana (e delle tre colonie di Tripolitania, Cirenaica e Dodecaneso), ma questa fu prodotta semplicemente sovrastampando Zeppelin, 1933 (e il valore in nero, rosso o azzurro) i propri francobolli di posta aerea, per l’occasione stampati in sei colori diversi.
La serie era così composta:
La tiratura variò tra 11e 20mila esemplari, a seconda dei valori. Anche i francobolli sammarinesi, come quelli italiani e coloniali, erano validi solo per la crociera romana.

Aerogrammi Zeppelin verso il Brasile (San Marino, 1933)
La corrispondenza spedita da San Marino venne raccolta a Roma e da lì imbarcata sul dirigibile. La serie serviva a pagare le sovrattasse del trasporto aereo e aveva una validità postale limitata al solo volo: il 3 e il 5 lire corrispondevano al trasporto di cartoline e lettere per l’Europa, il 10 e il 12 per il Brasile, il 15 e il 20 per il resto del Sudamerica.
In occasione della crociera italiana dello Zeppelin furono approntati anche un timbro speciale, in gomma, impresso in azzurro, che raffigurava all’interno di un cerchio realizzato con i nodi di Savoia la lupa di Roma e la dicitura Posta aerea italiana dirigibile Graf Zeppelin 1933. Una targhetta meccanica riprendeva invece la sagoma del dirigibile e la scritta Crociera Zeppelin 1933-XI.

Aerogrammi Zeppelin verso la Germania (San Marino, 1933)
Gli aerogrammi che nel 1933 furono trasportati a bordo del LZ 127 Graf Zeppelin, completi dei relativi francobolli e annulli, raccontano ancora oggi le ambizioni di un’epoca di grandi sperimentazioni tecnologiche, alla ricerca di nuove possibilità di viaggiare e comunicare.
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