fbpx

Sesterzi di restituzione, così Roma riportava in vita i suoi imperatori

Torna alla Sezione News
Il volo del dirigibile Graf Zeppelin del 930
Perché gli Stati Uniti dedicarono tre francobolli a un dirigibile tedesco
28 Settembre 2026
Sesterzio di restituzione ad Augusto

Nel 98 d.C. Augusto tornò sulle monete di Roma. Erano trascorsi oltre ottant’anni dalla sua morte, ma il suo volto occupava ancora il diritto di un sesterzio. A farlo coniare fu Nerva, il cui nome compariva sull’altra faccia, accompagnato da una parola decisiva: “REST”, abbreviazione di “restituit” (ha restituito).

In questo incontro fra due imperatori vissuti in epoche diverse si esprimeva il fascino dei sesterzi di restituzione, monete che recuperavano immagini del passato e le riportavano nella circolazione del presente. Attraverso queste emissioni, Roma sceglieva quali figure della propria storia ricordare e celebrare.

Cosa sono i sesterzi di restituzione

Le emissioni di restituzione riprendevano, con maggiore o minore fedeltà, tipi monetali precedenti. Il nome dell’autorità responsabile della nuova coniazione era generalmente accompagnato dalla formula “RESTITVIT”, spesso abbreviata in “REST”. Il fenomeno riguardò diversi nominali e metalli e la ripresa di un modello antico poteva comportare modifiche alle immagini e alle iscrizioni.

La serie delle restituzioni prese avvio sotto Tito e proseguì con Domiziano e Nerva. Fra le emissioni in leghe di rame comparvero sesterzi, dupondi e assi dedicati a figure della precedente storia imperiale.

Perché furono riportate proprio quelle immagini sulle monete? Le possibili motivazioni comprendevano commemorazione, tradizione dinastica e messaggi politici. Il richiamo al passato è evidente, ma le circostanze precise che determinarono ogni scelta non sono state sempre documentate. Le interpretazioni delle singole emissioni richiedono quindi un esame del loro contesto storico.

Il sesterzio di Nerva in memoria di Augusto

Questo sesterzio di Nerva venne coniato a Roma ed è databile al 98 d.C. Per la sua realizzazione è stato impiegato l’oricalco, una lega di rame e zinco, e ha un peso di 29,01 grammi e un diametro di circa 33 millimetri. Le dimensioni offrivano ampio spazio al ritratto e alle iscrizioni, dando risalto alla sobrietà della composizione.

Sesterzio di restituzione di Nerva

Sesterzio di Nerva, restituzione ad Augusto (Impero Romano, 98 d.C.) – Metallo: oricalco; peso: 29,01 gr; diametro: circa 33 mm

Il diritto è dominato dalla testa laureata di Augusto rivolta verso destra. L’immagine concentra l’attenzione sul volto e sulla corona d’alloro. Nerva lasciava ad Augusto l’intera scena del diritto, così chi osservava la moneta incontrava prima di tutto il fondatore del principato, ormai figura storica e oggetto di culto. La legenda recita “DIVVS AVGVSTVS”, (Divo Augusto). La parola “divus” richiamava la condizione dell’imperatore defunto e divinizzato, inserendo il ritratto in una dimensione religiosa oltre che commemorativa.

Il rovescio è caratterizzato dalle grandi lettere “S C“, tradizionalmente sciolte in “Senatus consultum” (per decreto del Senato). La formula richiamava il ruolo formale del Senato nella monetazione in leghe di rame e compariva anche su molte emissioni ordinarie. A qualificare questa come restituzione era invece l’iscrizione “IMP NERVA CAESAR AVGVSTVS REST”, formula che identificava l’imperatore responsabile dell’emissione e dichiarava l’atto della restituzione: “L’imperatore Nerva Cesare Augusto ha restituito“.

Perché Nerva richiamò l’imperatore Augusto?

Nerva ha potuto rafforzare la propria legittimazione attraverso il richiamo ad Augusto, presentandosi come garante dell’ordine e della tradizione imperiale dopo la fine del regno di Domiziano.  Sebbene Augusto fosse morto nel 14 d.C., conservava ancora un’autorità simbolica capace di attraversare le generazioni. Recuperarne il volto significava rendere nuovamente visibile un riferimento fondamentale della storia di Roma.

La nuova emissione stabiliva così un collegamento simbolico fra il fondatore del principato e l’imperatore che ne rinnovava la memoria. Augusto offriva il volto e Nerva firmava il suo ritorno sulla moneta. Fra il diritto e il rovescio, un sesterzio del 98 d.C. racchiudeva così il dialogo di Roma con il proprio passato.

Italiano