

Il 1996 fu un anno speciale per l’Italia. Il Paese celebrava i cinquant’anni della Repubblica, guardava all’Europa nel semestre di presidenza dell’Unione e, nello stesso tempo, tornava a raccontare se stesso attraverso l’oro delle sue monete. Proprio in un anno così carico di significati civili e istituzionali, la Repubblica italiana scelse infatti di dedicare due delle sue emissioni auree a due grandi monumenti medievali: il Battistero di Parma e la Certosa di Pavia. Non personaggi politici, non eventi contemporanei, non simboli astratti, ma pietra, arte, architettura, storia.
La stagione delle monete d’oro della Repubblica è relativamente tarda. Dopo decenni in cui la monetazione repubblicana aveva privilegiato italma, acmonital, bronzital e argento, il ritorno ufficiale dell’oro arrivò soltanto a metà anni Novanta, con le emissioni del 1993 per il centenario della Banca d’Italia. Da lì prese avvio una breve ma significativa serie di monete auree da 50.000 e 100.000 lire, destinate soprattutto ai collezionisti.
Il programma numismatico del 1996 affiancava emissioni legate all’attualità istituzionale, come la moneta d’argento per il semestre dell’Unione europea e quella per il 50° anniversario della Repubblica, a due emissioni auree dedicate invece a monumenti medievali. Una scelta affascinante, perché attraverso queste monete l’Italia repubblicana finiva per raccontare anche un’identità più profonda e stratificata, fatta di arte, memoria e continuità storica.
La 50.000 lire Battistero di Parma è una moneta elegante e intensa. In pochi centimetri racchiude uno dei grandi capolavori del Medioevo italiano, celebrando gli ottocento anni dall’inizio della sua costruzione. Sul dritto compare il prospetto del Battistero, mentre il rovescio richiama alcuni motivi decorativi e simbolici legati al ricchissimo apparato scultoreo del monumento.

50.000 lire Battistero di Parma (materiale: oro 900; peso: 7,5 gr; diametro: 20 mm)
Iniziato nel 1196, il Battistero di Parma è legato alla figura di Benedetto Antelami, uno dei più grandi maestri della scultura medievale italiana. L’edificio, con la sua pianta ottagonale e il rivestimento in marmo rosato, rappresenta uno straordinario punto d’incontro tra romanico e gotico e resta ancora oggi una delle più alte espressioni dell’arte medievale italiana.
Particolarmente interessante è il rovescio, organizzato in due semicerchi sovrapposti. In quello superiore compare un richiamo alla lunetta del Cristo Redentore scolpita nel Battistero, accompagnata dai simboli della Passione: la croce, la corona di spine e la lancia. Nella parte inferiore, invece, il valore 50 MILA LIRE è inserito all’interno di una cornice decorativa ispirata all’Allegoria della Vita.
La 100.000 lire Certosa di Pavia appartiene allo stesso programma, ma con un registro ancora più solenne. Al dritto compare il Chiostro grande della Certosa, a seicento anni dalla fondazione del complesso, mentre al rovescio è raffigurata la navata centrale della chiesa, con le date 1396 e 1996 disposte ai lati e il valore nominale in esergo.

100.000 lire Certosa di Pavia (materiale: oro 900; peso: 15 gr; diametro: 25 mm)
La Certosa di Pavia affonda le sue radici alla fine del Trecento. Fu fondata nel 1396 per volontà di Gian Galeazzo Visconti e pensata fin dall’inizio come luogo di preghiera, rappresentazione dinastica e memoria. Nel corso dei secoli il complesso si arricchì e si trasformò, accogliendo apporti diversi e diventando una sintesi straordinaria di gotico e Rinascimento, di austerità monastica e magnificenza artistica.
A differenza di molte emissioni commemorative che scelgono la facciata come immagine più riconoscibile, qui la scelta cade sul chiostro e sulla navata, cioè su due spazi che raccontano la Certosa dall’interno: la vita monastica, il ritmo del silenzio, l’ordine dell’architettura, la profondità spirituale del complesso.
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