Un insegnamento dalle elezioni politiche

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Se ci fossero le elezioni in filatelia, cosa voterebbero i collezionisti?

Di Giulio Filippo Bolaffi

Sopresi, sconcertati, delusi o appagati, siamo ancora freschi di elezioni. Dopo mesi di campagna elettorale, il 4 marzo gli italiani hanno espresso la propria volontà. Dai risultati delle urne prenderà forma un nuovo governo che, transitorio o definitivo che sia, avrà il mandato di rappresentare l’Italia nel prossimo quinquennio, o almeno finché sarà in carica. Potrebbe sembrare strano un incipit di taglio politico per l’editoriale di apertura di una pubblicazione filatelica, forse addirittura “stonato” rispetto alla dichiarazione di imparzialità professata della testata, ma per me i recenti scenari politici nazionali rappresentano un interessante spunto di riflessione e un termine di paragone con quello che dovrebbe succedere anche nel mondo filatelico.

I collezionisti sono come gli elettori: da anni reclamano qualcosa che finora l’establishment non ha saputo offrire. Se fossero chiamati alle elezioni, con il voto manifesterebbero il proprio malcontento esprimendo un profondo dissenso nei confronti di chi per anni ha stabilito le linee guida della politica filatelica nazionale: il ministero, che definisce quali e quanti francobolli fare; l’amministrazione postale, che li distribuisce; i commercianti, che i francobolli li trattano; gli editori che li quotano (noi inclusi); e infine le associazioni e federazioni che dovrebbero rappresentare gli interessi dei collezionisti. Il bacino dei filatelisti è numericamente ridotto rispetto agli elettori chiamati al voto politico nazionale, ma la passione, la partecipazione e gli interessi sono altrettanto forti.

Da anni noi operatori del settore cerchiamo di aggiustare, cambiare, migliorare la filatelia commettendo però l’errore di ascoltare troppo poco le richieste dell’“elettorato”. Se davvero ci fossero delle elezioni filateliche credo che, proponendo  programmi di rottura con la tradizione, la “Lega della linguella” e il “Movimento 5 dentelli” vincerebbero a mani basse perché anche nel nostro settore serve quel cambiamento di cui i rappresentanti della filatelia tradizionale non sono riusciti a farsi interpreti, forse perché troppo arroccati sulle proprie posizioni o troppo ancorati alle proprie poltrone. E ora i collezionisti-elettori sono stufi. Ne dovrebbero tener conto i “senatori” del francobollo.

A partire da gennaio di quest’anno Bolaffi S.p.A e Aste Bolaffi S.p.A. sono uscite dalla Associazione nazionale professionisti filatelici, perché gli interessi delle due società che amministro non erano allineati con quelli associativi che si trovavano a dover rappresentare una moltitudine di soggetti diversi. Ringraziando il presidente Sebastiano Cilio per il suo ottimo operato super partes, con tale gesto il Gruppo Bolaffi ha scelto di “giocare da solo” per contribuire a rendere la filatelia sempre più forte e ascoltata presso le istituzioni che ne possono influenzare il futuro.

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