

Nata già armata dal capo di Zeus, Atena era secondo gli antichi la dea della sapienza e della guerra strategica, guida delle arti e protettrice della città di Atene. In tempo di pace era associata a tecniche raffinate come la tessitura e l’artigianato; in tempo di guerra, era la consigliera di re e condottieri. È lei, infatti, a vegliare su Ulisse, l’eroe astuto per eccellenza, ed è a lei che Atene dedica il Partenone, celebrandola come Parthenos, la vergine, immune da passioni e desideri.
Ma l’influenza della dea non si ferma ai confini dell’Attica: anche la monetazione macedone ha celebrato la sua figura, rendendola protagonista di coniazioni che uniscono forza simbolica ed eleganza formale. È il caso dello statere d’oro di Filippo III Arrideo suggestiva moneta coniata a Babilonia, nel cuore del vasto impero che fu di Alessandro Magno.
Sul diritto di questo statere, coniato tra il 323 e il 317 a.C. si staglia il profilo fiero e composto di Atena rivolto verso destra. Indossa un elmo corinzio crestato, decorato con un serpente: un dettaglio che allude alla mitologia e alla protezione divina in battaglia. La resa scultorea del volto, la cura nel modellare i tratti e l’armonia della composizione fanno di questo aureo un piccolo capolavoro dell’arte monetale greca.

Statere d’oro di Atena (Regno di Macedonia) – peso: 8,56 gr; diametro: 18 mm
Sul rovescio campeggia Nike, la Vittoria alata, che avanza con gesto deciso: nella mano destra protende una corona d’alloro, simbolo del trionfo, mentre con la sinistra regge un’asta. Il suo dinamismo contrasta con la solennità della figura divina sul dritto, dando equilibrio alla scena. Ai suoi lati si leggono, in greco, il nome Philippou e il titolo basileos, ossia re.
Filippo III, noto anche come Arrideo, era il figlio naturale di Filippo II e quindi fratellastro di Alessandro Magno. La sua ascesa al trono avvenne in un contesto turbolento: alla morte di Alessandro, nel 323 a.C., l’impero macedone si trovò improvvisamente privo di un erede adulto. Filippo III fu allora scelto come sovrano nominale, in attesa della nascita del figlio postumo di Alessandro. Tuttavia, il potere effettivo rimase nelle mani dei generali, che si spartirono le province e usarono la figura di Filippo come elemento di equilibrio, senza conferirgli alcuna reale autorità.
Debole di carattere e, secondo le fonti antiche, anche fisicamente menomato – si sospetta per un presunto avvelenamento ordinato dalla regina Olimpia – Filippo III regnò senza governare. La sua figura, tuttavia, servì da collante temporaneo in un momento cruciale di transizione, e proprio per questo il suo nome poté comparire sulle monete senza suscitare rivalità tra i diadochi, i generali di Alessandro.
Le monete fatte coniare a suo nome – a differenza di quelle che continuarono a riportare i nomi di Filippo II e di Alessandro anche dopo la loro morte – sono piuttosto rare, ed è proprio questa peculiarità a renderle ancora più affascinanti. Esse rappresentano non solo un documento storico e politico di estrema rilevanza, ma anche un’icona numismatica che unisce mitologia, potere e arte.
Lo statere d’oro di Babilonia è così una preziosa testimonianza di quel momento sospeso tra l’epopea alessandrina e la frammentazione dell’impero, in cui il ricordo degli dei, dei re e delle vittorie veniva fuso nell’eternità dell’oro. Un oggetto di raffinata bellezza e profondo significato storico, che oggi continua a parlare agli occhi e alla mente di ogni collezionista.
Seguici su YouTube per non perderti nuove e appassionanti storie di monete e francobolli!