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L’arrivo a Roma del generale diventato imperatore

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Traiano Decio, imperatore romano

L’imperatore a cavallo che saluta la folla e la legenda ADVENTVS AVG, che significa “Adventus Augusti” (l’arrivo dell’Augusto). La moneta di Traiano Decio celebra l’arrivo a Roma del generale che divenne imperatore dopo aver sconfitto il predecessore Filippo l’Arabo. L’immagine scolpita nell’oro racconta il difficile rapporto tra un sovrano ormai indebolito e il suo valoroso generale, ma anche le circostanze che portarono a un rovesciamento del potere dopo anni di pressioni militari, rivolte e instabilità ai confini dell’Impero.

Questa moneta è la rappresentazione di un passaggio politico decisivo, il momento in cui un comandante acclamato dalle legioni entra nella capitale e trasforma la vittoria militare in autorità imperiale.

L’ascesa al potere di Traiano Decio

Gaio Messio Quinto Traiano Decio nacque nel 201 d.C. a Budalia, nei pressi dell’antica Sirmium, nell’area dell’attuale Serbia. Era dunque un uomo delle province danubiane, cresciuto in una regione strategica e fragile, dove il confine dell’Impero era continuamente esposto alla pressione dei popoli germanici. Le fonti lo ricordano come un militare di carriera di origine illirica, espressione di quella nuova élite militare che nel III secolo avrebbe avuto un ruolo sempre più importante nella politica romana.

La sua carriera lo portò al Senato e al comando in aree cruciali come la Mesia e la Pannonia. Proprio lì si decise il suo destino. Durante il regno di Filippo l’Arabo, l’Impero attraversava una fase di grave instabilità, tra incursioni oltre il Danubio, rivolte militari e usurpazioni minavano l’autorità centrale. Nel 249 d.C. Filippo inviò Decio nelle province danubiane per sedare la rivolta di Pacaziano e riportare l’ordine tra le legioni. Ma l’intervento ebbe un effetto opposto a quello previsto.

Pacaziano fu eliminato dai suoi stessi soldati prima dello scontro decisivo. Le truppe, convinte che Filippo non fosse più in grado di governare la crisi dalle lontane stanze di Roma, videro in Decio un comandante più solido, più esperto e più vicino alle loro esigenze. Lo acclamarono imperatore nella primavera del 249 d.C. Secondo la tradizione, Decio avrebbe accettato l’incarico con riluttanza, ribadendo inizialmente la propria fedeltà a Filippo. Ma a quel punto lo scontro era inevitabile.

Filippo marciò contro di lui. I due eserciti si affrontarono nei pressi di Verona, all’inizio dell’estate del 249 d.C. Decio prevalse grazie alla maggiore abilità tattica e Filippo morì, forse in battaglia, forse ucciso dai propri uomini. Poco dopo, a Roma, venne assassinato anche il figlio undicenne di Filippo, Severo Filippo, che era stato nominato Cesare. Con la vittoria di Verona e l’eliminazione della precedente dinastia, Decio ottenne il potere imperiale.

Il suo regno fu breve, ma ambizioso. Decio cercò di presentarsi come restauratore della tradizione romana. Rivalutò le cariche repubblicane, assunse il consolato, ripristinò la censura e volle richiamarsi agli imperatori adottivi, assumendo il nome Traiano in omaggio all’Optimus Princeps, modello di virtù militare e civile, che evocava il ricordo dell’imperatore che aveva conquistato la Dacia. Accettare quel nome significava presentarsi non come semplice usurpatore militare, ma come erede di una grande tradizione imperiale.

La sua idea di governo puntava a ricostruire l’unità dello Stato attraverso il ritorno ai valori tradizionali di Roma. Da qui derivarono anche le sue scelte più dure, in particolare la persecuzione dei cristiani. Ma la frontiera danubiana tornò presto a reclamare la sua attenzione. Goti e Carpi attraversarono il Danubio, penetrando nelle province balcaniche. Decio fu costretto a lasciare Roma e tornare sul campo. Morì nel 251 d.C. nella battaglia di Abrittus, insieme al figlio Erennio Etrusco e così fu il primo imperatore romano a cadere in battaglia contro un nemico esterno.

La moneta dell’arrivo a Roma di Traiano Decio

L’aureo di Traiano Decio racconta l’arrivo a Roma del nuovo imperatore dopo la vittoria su Filippo l’Arabo.

Al diritto compare il busto corazzato dell’imperatore, visto leggermente di spalle, con la testa laureata rivolta a destra. Intorno, la legenda è composta quasi interamente dal nome dell’imperatore e dai suoi titoli essenziali. Non contiene cariche utili a datare con precisione l’emissione, ma il nome completo suggerisce l’appartenenza alla seconda fase della monetazione di Decio, iniziata alla fine del 249 d.C. e proseguita fino alla morte. Decio viene presentato come un Augusto pienamente riconosciuto: laureato, corazzato, solenne. La corazza richiama la sua identità militare, la corona d’alloro lo colloca nella tradizione della vittoria romana e il nome Traiano lo collega idealmente a uno dei più grandi imperatori della storia.

Moneta d'oro dell'imperatore traiano Decio

Aureo di Traiano Decio (Roma, 249 – 251 d.C.) – Peso: 4,30 gr: diametro: circa 19 mm.

Il rovescio è ancora più esplicito. La legenda recita ADVENTVS AVG, cioè “Adventus Augusti” (l’arrivo dell’Augusto). Al centro della scena l’imperatore avanza a cavallo verso sinistra. Tiene lo scettro nella mano sinistra, simbolo del potere, e solleva la destra in segno di saluto. Nel linguaggio politico romano, la scena dell’adventus simboleggiava l’ingresso solenne dell’imperatore in una città o in una regione dell’Impero. Era il momento dell’accoglienza, del riconoscimento, della manifestazione pubblica del potere. Nel caso di questo aureo, l’evento celebrato è con ogni probabilità l’arrivo di Traiano Decio a Roma dopo la vittoria di Verona e la proclamazione imperiale.

Dopo una guerra civile, Decio aveva bisogno di mostrarsi non come un ribelle vittorioso, ma come il nuovo garante dell’ordine. Il cavallo al passo suggerisce controllo, solennità, dominio della scena. La mano alzata è il gesto di chi si presenta al popolo e riceve simbolicamente il consenso. Lo scettro completa il messaggio: il potere conquistato sul campo è ora potere imperiale.

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