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Tra Eracle e Taras: forza e fierezza della colonia di Taranto

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Emistatere di Eracle

Eracle, l’eroe che sconfisse il feroce leone di Nemea nella sua prima leggendaria fatica, e poi Taras, figura mitologica alla guida di una biga lanciata al galoppo. Sono i protagonisti dell’emistatere di Eracle, la moneta d’oro che racconta l’identità della colonia greca di Taranto e di un Mediterraneo dove mito, politica e arte si intrecciano fino a diventare una sola cosa.

L’emistatere di Eracle

Nell’antichità Eracle non rappresentava soltanto l’eroe-semidio protagonista delle dodici fatiche: fu anche un potente simbolo politico e culturale, scelto da città e sovrani per rappresentare forza, prestigio e legittimità. La scelta di riprodurre la sua immagine in questa moneta coniata nel 281 a.C. dalla zecca di Taranto, significava esporre un vero programma ideologico.

Emistatere di Eracle, 281 a.C., zecca di Taranto (metallo: oro; peso 4,28 g; diametro 15 mm ca.)

Emistatere di Eracle, 281 a.C., zecca di Taranto (metallo: oro; peso 4,28 g; diametro 15 mm ca.)

Finemente cesellato nell’oro, l’emistatere illustra sul diritto la testa giovanile di Eracle rivolta a destra, coperta dalla pelle del leone di Nemea. Questa iconografia, diffusissima nel mondo greco tra IV e III secolo a.C., richiama immediatamente la prima delle dodici fatiche – uccidere il leone dalla pelle invulnerabile, strangolandolo nella sua caverna e usando i suoi stessi artigli per scuoiarlo e farne la sua famosa armatura – e sottolinea la dimensione eroica e sovrumana del personaggio.

Per Taranto, come per molte altre città della Magna Grecia, scegliere Eracle significava appropriarsi di un linguaggio simbolico condiviso e prestigioso. L’eroe rappresentava la capacità di resistere alle avversità, di affermare la propria autonomia, di superare prove difficili: valori che una città spesso impegnata in conflitti e tensioni con i vicini sentiva come profondamente propri.

Il rovescio è dedicato a Taras, figura mitologica da cui prende il nome la città, raffigurato mentre guida una biga al galoppo verso destra e impugna un tridente nella mano sinistra. È lui il protagonista dinamico della scena.

Taras, figlio di Poseidone, incarnava il legame tra la città e il mondo divino, ma soprattutto rappresentava la continuità tra passato mitico e presente storico. La sua presenza sulla monetazione tarantina aveva una funzione chiara: rafforzare l’identità civica e ricordare a chiunque maneggiasse la moneta le origini nobili e sacre della polis. Le lettere greche nel campo e il nome della città, anche se oggi poco leggibili sull’esemplare, completavano questo messaggio ufficiale.

Taranto, la perla della Magna Grecia

La zecca di Taranto è stata tra le più importanti dell’Italia meridionale antica. Fondata nel 706 a.C. da coloni spartani, la città divenne ben presto un centro di straordinario rilievo economico, militare e culturale. Fu patria di filosofi, atleti, strateghi, e ospitò una delle scuole pitagoriche più influenti del mondo greco.

Nel IV secolo a.C. guidò la lega italiota e si impose come potenza economica e militare, fino allo scontro con Roma e alla definitiva caduta nel 272 a.C., condivisa con l’alleato Pirro, re dell’Epiro.
Le monete coniate dalla zecca di questa città, rappresentano un viaggio antico nella grandezza di questa potenza delle Magna Grecia.

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