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La lettera del primo volo del Campini Caproni

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“Un saluto prima di partire per Guidonia col nuovo velivolo italiano”. Una lettera con un messaggio di appena due righe accompagno, nel novembre del 1941, il primo volo a lunga distanza di un aereo a reazione, il Campini Caproni che può essere considerato l’antenato dei mo0derni jet.

Un nuovo prototipo per la Regia Aeronautica

La Seconda Guerra Mondiale imperversava attraverso l’Europa e l’aviazione assumeva un ruolo sempre più importante nel conflitto. La Royal Air Force britannica e la Luftwaffe tedesca dominavano i cieli. La Regia Aeronautica italiana invece aveva a  disposizione una flotta più limitata, non riuscendo a sostenere lo stesso ritmo di produzione delle altre potenze, composta soprattutto da bombardieri adatti ad una guerra lampo e in misura minore da caccia più rapidi e agili.

In questo contesto, era necessario un nuovo velivolo in grado di affrontare i temibili Spitfire della Raf. Si decise così di portare avanti l’innovativa sperimentazione di un aeroplano a reazione, il cui prototipo era stato costruito a partire dal 1934 dall’ingegner Giovanni Battista Caproni.

Il progetto era quello dell’ingegnere bolognese Secondo Campini, il quale ideò un sistema di propulsione in grado di sfruttare il principio di azione e reazione esteso per generare una spinta grazie alla compressione e alla successiva espansione dell’aria. In pratica si trattava del concetto che in futuro avrebbe portato alla realizzazione dei più avanzati jet.

Il primo volo ufficiale di un aereo a reazione

Esperimenti su motori a reazione erano stati fatti fin dal 1910, su idea dell’ingegnere rumeno Henri Coandă. Tuttavia, il Campini Caproni fu il primo a riuscire a compiere il primo volo omologato su una lunga distanza. Il prototipo guidato dal maggiore Mario de Bernardi con l’ing. Giovanni Pedace partì il 30 novembre 1941 da Milano per giungere all’aeroporto di Guidonia, dove venne consegnato alla Regia Aeronautica. Viaggiò per 475 km alla velocità media di 209 km/h, utilizzando solo la spinta data dal compressore che agiva come un’elica intubata.

Aerogramma Campini Caproni

Aerogramma Campini Caproni (Regno d’Italia, 1941), con le firme autografe del pilota Mario De Bernardi e dell’ing. Giovanni Pedace

La lettera firmata dai due membri dell’equipaggio, che è oggi considerata un oggetto di culto dagli appassionati di aviazione e di filatelia, testimonia la grandezza dell’impresa. Lo stesso regime fascista ricevette i complimenti da 33 stati e la utilizzò come propaganda. L’era delle grandi imprese aviatorie italiane non era finita.

In realtà, nello stesso periodo la Luftywaffe stava facendo volare in gran segreto il prototipo Heinkel He 178 , che anticipò cronologicamente il Campini Caproni. Data la riservatezza degli esperimenti però questo record non venne mai omologato dalla Fédération Aéronautique Internationale e l’aeroplano italiano è considerato ufficialmente il primo aereo a reazione ad aver compiuto un volo a lunga distanza.

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