

Molto prima dei contenuti sponsorizzati, delle newsletter finanziate dagli inserzionisti e dei servizi gratuiti sostenuti dalla pubblicità, anche la posta sperimentò una curiosa forma di comunicazione commerciale. Nell’Italia del primo dopoguerra nacquero infatti le Buste lettere postali, note con la sigla B.L.P., speciali buste pubblicitarie preaffrancate e vendute con un piccolo sconto rispetto al valore nominale dei francobolli applicati. Chi spediva accettava di usare una busta ricoperta di annunci pubblicitari e, in cambio, pagava leggermente meno l’affrancatura. Dietro questo meccanismo, però, non c’era soltanto un esperimento commerciale. C’era anche una finalità benefica, legata alle ferite ancora aperte della Prima Guerra Mondiale.
Per comprendere i B.L.P. bisogna partire dall’Italia uscita dalla Prima guerra mondiale. Il Paese portava ancora le conseguenze materiali e umane del conflitto: reduci mutilati, invalidi permanenti, famiglie impoverite, orfani di militari caduti al fronte. Era una società attraversata da bisogni enormi e da strumenti assistenziali spesso insufficienti.
In questo contesto, si inserì l’iniziativa delle Buste lettere postali. La concessione fu affidata alla Federazione nazionale dei Comitati di assistenza ai militari ciechi, storpi e mutilati, con lo scopo di sostenere economicamente le attività di assistenza ai reduci e agli orfani di guerra. Le buste venivano riempite di spazi pubblicitari venduti ad aziende, negozi e attività commerciali. I proventi della pubblicità contribuivano al finanziamento dell’iniziativa, mentre una quota era destinata al fondo per gli orfani dei militari morti in guerra. Il resto serviva a favore dei militari ciechi, storpi e mutilati.
I B.L.P. nacquero quindi come oggetti postali ibridi. Non erano semplici francobolli commemorativi, né normali buste commerciali. Erano strumenti di raccolta fondi, supporti pubblicitari e prodotti postali autorizzati, nati in un momento storico in cui la società italiana cercava nuovi modi per sostenere chi aveva pagato il prezzo più alto della guerra.
Le Buste lettere postali erano molto diverse dalle normali buste da corrispondenza. All’esterno e all’interno ospitavano annunci, marchi, indirizzi commerciali, réclame di prodotti e servizi. Lo spazio bianco era ridotto al minimo e restavano liberi soprattutto i campi necessari per mittente, destinatario e affrancatura. La busta era in genere composta da un cartoncino leggero, predisposto per essere chiuso e spedito. All’interno si trovava un foglio per la corrispondenza, anch’esso spesso circondato da pubblicità.
Il risultato era una lettera privata che viaggiava dentro un contenitore commerciale, dove il messaggio personale conviveva con la pubblicità. Il mittente accettava questa presenza invasiva in cambio di un vantaggio economico, cioè uno sconto di 5 centesimi rispetto al valore dell’affrancatura. Da questo punto di vista, i B.L.P. anticipano una logica molto contemporanea: pagare meno, o accedere a un servizio agevolato, accettando in cambio la presenza della pubblicità. Solo che, in questo caso, il modello era applicato alla posta cartacea del Regno d’Italia.
La vicenda dei B.L.P. prese forma giuridica con il Regio Decreto n. 1678 del 29 ottobre 1920, che autorizzò la vendita delle speciali Buste lettere postali. Le prime buste affrancate entrarono poi in circolazione nel 1921. Dopo le prime emissioni, nel 1923 apparve la serie da sei valori, oggi particolarmente interessante perché rappresenta una delle fasi più mature e riconoscibili dell’intero esperimento.
La serie comprendeva sei francobolli ordinari del Regno d’Italia con l’effigie di Vittorio Emanuele III e soprastampati con la sigla B.L.P.:

Sei valori serie BLP Buste lettere postali (Regno d’Italia, 1923) del1923
La soprastampa B.L.P. non indicava una nuova emissione autonoma in senso pieno, ma la destinazione specifica di quei francobolli: dovevano essere usati solo sulle apposite Buste lettere postali. Il loro valore postale era quindi legato al supporto per cui erano stati pensati e, se staccati e usati su altra corrispondenza, perdevano la loro piena legittimità postale. La vendita dei francobolli B.L.P. sciolti, non applicati sulle buste, era rivolta soprattutto al mercato collezionistico. Un aspetto che conferma il carattere particolare di queste emissioni e contribuisce a renderle ancora più ricercate.
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