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Ti tasso, ti bollo, ti controllo - La "parola scritta" dei monaci, dei mercanti e dei grandi viaggi (801 - 1660) - Francobolli Monete Aste Collezionismo - Bolaffi
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Ti tasso, ti bollo, ti controllo

primi_bolli

Dal Quattrocento principi e regnanti intravidero nel controllo del servizio postale un possibile strumento di arricchimento per le finanze statali oltre che di controllo dell'informazione. E cercarono di approfittarne.

 

All'epoca il trasporto della posta era libero e aperto a chiunque volesse e avesse i mezzi per occuparsene; ogni città disponeva di corrieri propri, ai quali i mercanti - la categoria professionale che maggiormente si avvaleva del servizio postale - affidavano abitualmente la corrispondenza, mentre i sovrani godevano del servizio di messaggeri privati per il recapito di comunicazioni ufficiali e personali.

 

Dal XV secolo le cose cambiarono. Fu allora che le compagnie private di corrieri furono soggette a un pagamento per ottenere il monopolio del servizio postale degli stati. Tra le "società" che si specializzarono nel trasporto della posta un nome è stato trasmesso fino ai giorni nostri, la famiglia dei Tasso. I Tasso, poi germanizzati in Thurn und Taxis, furono una delle prime imprese multinazionali europee: per secoli detennero il monopolio del servizio postale dell'impero tedesco con gli altri stati europei. Originari del Bergamasco, svolsero dapprima la professione di corrieri nella Repubblica di Venezia, fondando un'apposita compagnia che garantiva i collegamenti sulle linee Venezia-Milano e Venezia- Roma.

Dopo il 1460 alcuni membri della famiglia furono chiamati a organizzare le poste pontificie, incarico che detennero fino al 1539. Nel frattempo altri Tasso, in particolare i fratelli Francesco e Janetto, ottenevano i primi appalti per comunicazioni postali nel Tirolo, su mandato di Massimiliano I d'Asburgo, incarichi poi confermati e ufficializzati con una serie di contratti postali nei primi anni del Cinquecento dal re di Spagna Filippo I e dall'imperatore Carlo V. Forti di tale mandato, i Tasso crearono una fitta ed efficiente maglia di collegamenti tra centinaia di città europee. Un network che permise loro l'acquisizione di un immenso potere strategico e finanziario, insieme a onori, privilegi e blasoni.

 

Mentre l'Europa diventava il laboratorio nel quale prendevano forma gli stati modernamente intesi, anche la comunicazione scritta viveva una fase di profonda transizione. All'intensificarsi dei movimenti micro e macroeconomici corrispondeva un iperbolico incremento dei volumi di corrispondenza postale: a farla da padrone erano sempre i commercianti con transazioni, lettere di accompagnamento, ordini d'acquisto, offerte di vendita, cataloghi ante litteram - ma la comunicazione scritta comprendeva anche testi notarili e legislativi, notifiche, citazioni, sentenze, bandi, cronache oltre che contenuti privati. Su tutto ciò gli Stati rivendicarono la prerogativa e lo espressero tangibilmente sulla corrispondenza con un segno, un "marchio" del monopolio regale. Nascevano i primi bolli postali.

1608: Gli A.Q. di Venezia

aq_venezianoNel 1608 nella Serenissima vengono ideati, per le comunicazioni amministrative, gli A.Q. (da acquae, in quanto ricadevano sotto la giurisdizione dei Magistrati delle Acque). Cosa siano lo chiarisce la loro intestazione ufficiale, "Tagli delli Soldi 4", che li identifica come "lettere" - così sono definiti dal decreto di emissione - con la tariffa prestampata. Gli A.Q. possono essere considerati i precursori dei moderni interi postali nonché, per la loro funzione, dei francobolli per il servizio di stato. Si presentano come fogli che recano in alto un numero progressivo e il simbolo del leone di San Marco, ai lati le lettere A e Q; sotto lo stampato vi è lo spazio per un messaggio manoscritto, mentre al verso un'area lasciata in bianco è occupata dall'indirizzo del destinatario, gli uffici di prefetti, cancellieri e capitani delle varie località della Repubblica di Venezia.La loro introduzione con il relativo "dacio delli soldi 4" era dettata dalla necessità del Magistrato delle Acque di recuperare finanziamenti per le opere di bonifica dei fiumi e della laguna veneta.

Benché non si possano definire bolli, gli A.Q. sono un'importante attestazione di imposizione di una tariffa fissa a ogni comunicazione e diventeranno modelli di riferimento per le successive riforme postali.papel_timbrado

1637: Il Papel Timbrado di Filippo IV di Spagna

L'auri sacra fames indusse, nel 1637, la Spagna a introdurre il Papel timbrado, facendo propria l'esperienza degli A.Q. veneziani. Come il nome stesso denuncia, si trattava di una 'carta bollata', sulla quale il bollo attestava un pagamento. Quella che si rivelò essere un'importante novità postale (e che nella realtà dei fatti fu una vera e propria tassa imposta a tutte le istanze che richiedevano una pubblica autorizzazione) venne introdotta per aumentare gli introiti delle casse statali, esauste dalle numerose guerre che re Filippo IV stava conducendo contemporaneamente in Europa e nelle colonie. Emesso il 1^ gennaio 1637, il Papel timbrado può essere considerato il primo esempio di impronta bollata su

carta.

XVII secolo: Le impronte dei corrieri

impronta_di_un_corriere_belga

Fra il Papel timbrado spagnolo e il primo bollo con datario, ci furono soluzioni intermedie. Nello Stato pontificio, in Belgio e in Francia alcune compagnie appaltatrici del servizio postale apponevano impronte di controllo sulla corrispondenza loro affidata, la cui interpretazione è ancora oggetto di studio. Fra le ipotesi più accreditate la possibilità che CR sia acronimo di Courier Royal, e IR di Intendence Royale.

1661: Il Bishop britannico

bishop_del_1661Agli inglesi, anzi a un inglese, Henry Bishop (1605-1691), è comunemente attribuita l'invenzione del primo bollo postale del mondo.

L'Inghilterra di Carlo II, e ancor prima quella di Oliver Cromwell, rappresentò l'humus in cui germogliarono importanti innovazioni postali, poi adottate nel resto del mondo. Come l'introduzione di un Post Master General, una sorta di direttore generale delle poste (che subentrò al Master of the King's Post) il quale aveva il compito di gestire il monopolio statale del trasporto di missive.

 

Il primo a ricoprire questo incarico, Henry Bishop, introdusse una novità destinata a rimanere una pietra miliare nella storia della comunicazione scritta. Bishop ideò il primo bollo con datario del mondo - con mese e giorno, recante la data di arrivo o transito nella città di Londra - che da lui prese il nome, per antonomasia. Ne diede notizia, per la prima volta il 25 maggio 1661 (e poi con cadenza regolare fino al 19 settembre), il Mercurius Publicus, il settimanale che pubblicava gli editti del re, con un bando dal titolo An Advertisement from his Majestie's Post-office. Nel testo lo stesso Bishop indicava le ragioni della novità: "Per prevenire i ritardi è stato creato un bollo che, apposto su ogni lettera, indica il giorno e il mese in cui questa arriva all'ufficio, in modo tale che nessun corriere osi trattenere una lettera nel tragitto da un ufficio postale a un altro". In seguito il bollo fu apposto anche sulle missive in partenza da Londra, finendo quindi per "registrare" tutta la corrispondenza che circolava nella capitale.

 

Il bollo, consistente in un semplice cerchio con le iniziali del mese nella metà superiore e l'indicazione del giorno di consegna alla posta in quella inferiore, fu utilizzato per oltre un secolo e fu esteso negli anni successivi al 1661 alla corrispondenza di Dublino e di Edimburgo, dove, dopo i primi tempi, fu adottato anche l'inchiostro di colore rosso (a differenza di Dublino e Londra che mantennero sempre il nero).

 

La semplicità e la praticità dell'invenzione fecero scuola, tanto che nel corso di tutto il XVII secolo altre impronte ispirate al Bishop furono utilizzate dagli uffici postali inglesi: come i bolli apposti dall'ufficio postale per l'estero di Londra su missive dirette oltremanica, quelli per propagandare l'invio della corrispondenza su alcune direttrici postali, e infine i bolli indicanti l'ufficio postale di provenienza (che recano il numero identificativo della stazione di posta o le iniziali del nome del responsabile della stessa).

William Dockwra: bolli da 1 penny 150 anni prima di Rowland Hill

Fin dalla giovane età l'inglese William Dockwra (1635 ca.-1716) sembrava avviato a seguire le orme paterne. Come il padre, intraprese infatti a Londra la professione di armaiolo, per convertirla, intorno ai trent'anni, nella più lucrosa attività di commerciante di schiavi fra Guinea e Nuovo Mondo, che gli fruttò terreni nel Jersey.

 

Quando sopraggiunse la maturità, Dockwra cambiò nuovamente business: nella primavera del 1680, insieme ad alcuni soci, fondò a Londra una compagnia di corrieri postali privati che si avvaleva di tre uffici. La società di Dockwra si differenziava dalla concorrenza perché apponeva propri bolli triangolari o a cuore a garanzia dell'avvenuto pre-pagamento - ed era questa la novità - del servizio. La tariffa corrisposta al momento dell'accettazione della lettera (per la consegna nella capitale) era - in anticipo di oltre un secolo e mezzo sulla riforma postale di Rowland Hill - di un penny. Le cose non andarono bene, o forse andarono troppo bene, tanto da indurre il duca di York (che diverrà poi re Giacomo II), detentore del monopolio reale del servizio postale, a osteggiare la nuova società revocando la concessione nel novembre 1682.

 

A Dockwra, che si dedicò successivamente ad altre attività, dal 1689, dopo la deposizione e l'esilio del "rivale" Giacomo II, fu riconosciuta dalla Corona una pensione di 500 sterline annue, in segno di gratitudine per il suo ingegno postale.

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