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La strana storia dei francobolli di Tokelau

tokelau

"Tala tuku whakaholo o na Meli mana whakailonga o Tokelau", così recita il sottotitolo di un introvabile libro sulla storia postale e sui francobolli delle isole Tokelau, tre piccoli atolli, Atafu, Fakaofo e Nukunonu, situati nel Pacifico del Sud, a metà strada fra le Hawaii e la Nuova Zelanda. I paesi più vicini sono le isole Samoa, cinquecento chilometri a sud est, e le isole Gilbert (ora Kiribati), a mille chilometri in direzione nord-est. La lingua parlata deriva da quella dei polinesiani, primi colonizzatori delle isole. Il nome di Tokelau, 'vento del nord' nella lingua locale, fu assunto dal 1946, sostituendo quello di Union Islands.

 

primi_francobolli_tokelau

I tokelauani sono poco più di 7 mila ma, a seguito dell'emigrazione dei giovani, che a partire dagli anni Sessanta abbandonarono la pesca e la lavorazione del copra, tre quarti di loro vive attualmente in Nuova Zelanda e la popolazione autoctona è di 1.400 persone. Senza un aeroporto e senza servizi navali di linea, prive di strade asfaltate, da sempre queste isole vivono emarginate da tutto.

 

annulliLa loro storia postale riflette queste difficoltà, nonché il continuo avvicendamento amministrativo cui furono soggette nel tempo. A riprova di ciò basta dire che alle Tokelau furono impiegati, in periodi diversi, i francobolli delle Figi, Gilbert and Ellice, Nuova Zelanda e Samoa e solo nel 1948 furono emessi i primi esemplari (foto 1). Il primo atollo delle Tokelau, che oggi si chiama Atafu, fu scoperto dal vice ammiraglio John Byron nel 1765, e prese il nome di isola Duca di York. Nel 1795 il capitano Edward Edwards, che era alla ricerca degli ammutinati del Bounty, approdò sull'atollo di Nukunonu e lo battezzò con il nome di "Isola del duca di Clarence". Infine l'atollo di Fakaofo fu scoperto nel 1835 e chiamato "Isola di D'Wolf" dal capitano Smith della baleniera General Jackson.

 

Nel 1893 i tre atolli divennero un protettorato britannico col nome di Union Islands. Nel 1916 e sino al 1925 la loro amministrazione fu affidata a un commissario con sede a Funafuti nelle isole Gilbert and Ellice, anch'esse protettorato britannico. Poi furono prese in carico dal governatore della Nuova Zelanda, il quale delegò i suoi poteri all'amministratore delle Samoa occidentali. Infine, nel 1948, già con il nome di isole Tokelau, i tre atolli diventarono una dipendenza della Nuova Zelanda. Le notevoli distanze fra queste isole e le sedi dei vari amministratori, lontane centinaia o migliaia di chilometri, faceva sì che esse fossero visitate saltuariamente da personale governativo. Per lo stesso motivo anche i rifornimenti di francobolli e materiale postale, nonché l'arrivo e la spedizione della posta, avvenivano solo in concomitanza con l'attracco e la ripartenza di navi di passaggio.

 

annullo_e_souvenir_cardTra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento ben poca era la posta da e per le Tokelau, sono infatti note non più di una decina di lettere in partenza dall'arcipelago. Di solito si trattava di missive scritte da padri missionari e da commercianti di copra, che venivano affidate ai capitani delle navi in transito. Intorno al 1910 le lettere erano inoltrate in Australia, dove venivano affrancate con dentelli del Nuovo Galles del Sud e annullate. In seguito si usarono francobolli delle Gilbert and Ellice con l'annullo recante la dizione Union Group (foto 2) e poi Union Islands. Successivamente le isole adottarono un proprio annullo nominativo (foto 3-5).

 

A partire dal 1948 Tokelau ebbe i suoi primi francobolli recanti la dicitura Tokelau islands, e furono aperti tre nuovi uffici postali nelle tre isole, ciascuno dotato di annulli con il nome dell'atollo. Dopo il 1976 francobolli e annulli utilizzarono solo la dizione contratta Tokelau (foto 6).

Furono inoltre stampate delle souvenir card prive di francobollo, ma con il timbro rosso postage paid-Tokelau islands- permit N1 che veniva poi annullato con un timbro tondo (foto 7), mentre nel 1966 alcuni fiscali della Nuova Zelanda furono sovrastampati Tokelau Islands più il valore facciale (foto 8).

 

I francobolli delle Tokelau, tutti di ottima qualità, sono stati stampati nel tempo da prestigiose case in diversi paesi del mondo, dalla Gran Bretagna all'Australia, dalla Svizzera all'Irlanda, dalla Francia alla Nuova Zelanda. Sono pertanto ben fatti e gradevoli esteticamente. Ritraggono scene della vita quotidiana (foto 9), prodotti di artigianato, fiori, il paesaggio naturale, il mare e le sue creature, e quant'altro fa parte di quel piccolo mondo. Le buste, sia quelle filateliche che quelle commerciali, permettono agli appassionati di isole o ai giovani collezionisti di raccogliere esemplari interessanti della storia postale del Pacifico a prezzo contenuto.

francobolli_tokelau_nel_mondo

L'isola che non c'è

annullo_swainsGeograficamente parlando, anche l'isola di Swains fa parte delle Tokelau ma i britannici la cedettero agli Stati Uniti nel lontano 1925. Da allora l'isola è amministrata dalle Samoa americane. Le poche lettere provenienti da quell'atollo quasi disabitato spesso rivelano la loro provenienza fra le barre degli annulli apposte dalle navi americane che attraccavano sull'isola.

Diciassette stampatori per quattrocento emissioni

L'elenco delle diciassette Printer House che hanno stampato nel tempo i francobolli delle Tokelau. Il totale dei francobolli emessi fino a oggi sono 415 (nella parentesi i francobolli secondo la numerazione di A.H. Burgess).

 

Bradbury & Wilkinson, Londra (1-3; 16-19; 22-24; 37-40); Harrison and Sons, Londra (4; 20; 25-32); NZ Govt Printing Office, Wellington, Nuova Zelanda (5-15; 165-170); Thomas De La Rue, Londra (21); De La Rue Global, Gran Bretagna (343-348); Questa Colour Security Printers, Gran Bretagna (33-36; 41-64; 85-90; 97-102; 124-129; 136-147; 271-272; 323-327; 334-337); Fournier, Spagna (65-72; 77-80); John Waddington, Kirkstall, Gran Bretagna (73-73; 103-107); John Enschede en Zonen, Olanda (81-84; 237-241); Cambec Press, Melbourne, Australia (91- 96; 130-135); BDT International Security Printers, Irlanda (108-117; 362-363; 369-373); Wyatt and Wilson, Christchurch, Nuova Zelanda (118-123; 184- 189); Leigh-Mardon, Melbourne, Australia (148- 153; 158-164; 171-176; 178-183); CPE Australia, Melbourne, Australia (154-157); Helio Courvoisier, Svizzera (177); Southern Colour Print, Dunedin, Nuova Zelanda (190-236; 242-270; 273-290; 298- 322; 328-333; 338-342; 349-361; 364-368; 374- 415); Cartor Security Printers, Francia (291-297).

Le Tokelau in sintesi


Nome ufficiale: Tokelau
Atolli delle Tokelau: Atafu, Fakaofo, Nukunonu
Status: Dipendenza della Nuova Zelanda
Capo di Stato: Elisabetta II
Capo del Governo: a rotazione annuale il leader dei tre villaggi
Superficie: 12 km2
Capitale: Ogni atollo ha il suo villaggio
Abitanti: 1.400 (nel 2010)
Etnia: polinesiana
Religione: cristiana 98%
Lingua ufficiale: tokelauiano e inglese
Moneta: dollaro neozelandese
Cambio: NZD 1 = € 0,57

mappa_tokelau


Curiosità non filateliche

  • I primi insediamenti umani nelle isole Tokelau avvennero circa mille anni fa.

  • Ogni atollo consiste di un certo numero di isole disposte ai bordi di una grande laguna interna.

  • Le isole abitate sono lunghe al massimo qualche chilometro e larghe 200 metri.

  • I turisti possono arrivare alle Tokelau solo via nave, in partenza da Apia nelle Samoa, ogni due settimane.

  • Secondo la lista della Cia le Tokelau hanno il più basso potere d'acquisto per abitante del mondo.

  • Cibo e bevande sono di importazione in quanto sul terreno corallino ben poco può essere coltivato.

  • Flora e fauna sono estremamente ridotte: quest'ultima è limitata alle lucertole e a qualche uccello migratore.

  • L'altezza massima sul livello del mare è di circa cinque metri, cosa che mette a rischio l'esistenza delle Tokelau in caso di innalzamento delle acque del Pacifico.

  • Nel 2006 i tokelauani furono chiamati a votare un referendum che avrebbe deciso il futuro della loro nazione: diventare un micro-stato indipendente oppure rimanere come dipendenza della lontana Nuova Zelanda. Il voto a favore del governo di Wellington fu quasi scontato: nessuno degli isolani era interessato a ottenere un'autonomia che avrebbe messo in ginocchio la già povera economia e a rischio la sopravvivenza della popolazione stessa, dipendente dai sussidi neozelandesi.

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