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La nike arrivata tre anni dopo

la_nikeEra il 4 novembre 1918: finalmente le armi tacevano. La guerra, che l'Italia aveva iniziato quarantun mesi prima e che aveva irrorato del sangue di centinaia di migliaia di giovani e meno giovani di tante diverse nazionalità le trincee del Trentino, del Piave, dell'Isonzo e del Carso, era terminata vittoriosamente.

 

L'avvenimento - tutti ne furono subito consci - era d'importanza capitale per le sorti future della nazione, e avrebbe perciò dovuto essere celebrato in tutti i modi possibili, fra cui, naturalmente, anche un'emissione di francobolli.

 

Senonché, quel periodo fu caratterizzato da altri avvenimenti anch'essi gravi: la "spagnola", un'epidemia influenzale che traversò l'Europa fra il 1918 e il 1920, mieté più vittime che la stessa guerra; e soprattutto, le ristrettezze, le tensioni, le aspettative postbelliche portarono gravi conflitti interni in Italia. Il reinserimento dei reduci nel tessuto sociale era difficile; chi aveva sofferto in trincea non accettava più di rientrare nella società in un ruolo completamente subordinato; le donne avevano goduto di una propria emancipazione; le classi più umili delle varie regioni d'Italia, prima isolate le une dalle altre, avevano intrecciato e rinsaldato legami fra loro al fronte; era scoppiata la rivoluzione d'ottobre in Russia, e i partiti e le organizzazioni massimaliste cercavano d'esportarne i risultati. L'esito di questo composito stato di cose fu un biennio confuso, squassato da lotte violente, scioperi, tensioni sociali e politiche, che passò alla storia come il "biennio rosso".

 

In quel clima non era opportuno commemorare troppo la vittoria italiana in guerra: le priorità erano altre, così come lo spirito nazionale era orientato verso altri temi. Solo nel 1921 le tensioni calarono, il clima generale si rasserenò e il governo giudicò possibile, e opportuno, festeggiare in modo degno la vittoria, e lo fece in due modi. Il primo fu la scelta e la commemorazione del "milite ignoto". Con un complesso procedimento, venne scelta ed esumata dai cimiteri di guerra la salma di un soldato sconosciuto, che voleva rappresentare tutti i caduti. Con un lungo viaggio iniziato il 1^ novembre ad Aquileia, attraversò tutta l'Italia, salutato dalle folle, e arrivò il 4 novembre a Roma, dove fu decorato e inumato all'altare della Patria.

 

Il secondo modo scelto fu l'emissione di una serie di francobolli celebrativi della vittoria, che probabilmente erano stati approntati già nel 1919 (come mostravano i tagli e i colori scelti) e che erano rimasti nel cassetto. Si trattava di quattro valori, da 5, 10, 15 e 25 centesimi (250- 253), verde, rosso, grigio e azzurro, con la vignetta che raffigurava una statua classica del II secolo dopo Cristo, la nike, o "vittoria alata", conservata nel museo di Brescia.

 

Secondo il testo del decreto, si trattava della "figura di donna alata coi capelli annodati dietro la nuca, vestita con la camicia dorica, col corpo cinto da benda, col piede sinistro poggiato sull'elmo per tenere fermo sul ginocchio il clipeo in atto di scrivervi: 'Vittorio Veneto XXIV ottobre 1918' ". La data citata è quella d'inizio della battaglia di Vittorio Veneto, a causa della quale l'Austria, incapace di reggere l'urto, aveva chiesto l'armistizio. Nella statua originale lo scudo (il "clipeo", secondo il testo del decreto) non c'è: venne aggiunto dal disegnatore Repettati, come artificio stilistico per riportare la data che interessava.

lettera_con_vittoria_e_dante

 

Secondo il decreto i francobolli avrebbero dovuto essere emessi il 4 novembre, ma la loro uscita fu anticipata al primo del mese, dopo che (per motivi incomprensibili ma usuali per l'amministrazione postale dell'epoca) la notizia dell'emissione era stata tenuta segreta sino all'ultimo momento. Realizzati in calcografia, cioè in un sistema di pregio, ebbero un formato, identico a quello delle attuali "Donne nell'arte", leggermente più grande di quello allora in uso, che causò una non perfetta rispondenza fra filigrana e valori e - quindi - diverse interessanti anche se non rare varietà. Si riscontrano anche diverse varietà di dentellatura: le più pregiate raggiungono 1.500 euro.

La tiratura e la distribuzione

Contrariamente ai commemorativi precedenti, i francobolli per la vittoria erano validi anche per l'estero, né vi erano limitazioni nelle città ove potevano essere venduti; ciò nonostante questi francobolli ebbero vicende travagliate per la tiratura e la distribuzione. Il decreto non specificava la tiratura, mentre ordinava che dovessero essere distribuiti solo negli uffici principali.

 

La stampa filatelica ipotizzò dapprima una tiratura iniziale di mezzo milione di serie. Nel dicembre 1921 Alberto Diena scrisse: "Non si conosce con precisione la tiratura perché la cifra di 500.000 serie da noi indicata non deve corrispondere a verità. La vendita fu limitata in molti uffici a sole cinque serie per persona, in altri invece si potevano ottenere a fogli interi. In seguito vennero smerciati solo i valori di 5 e 25 centesimi il che lascia supporre che di questi due valori sia stata fatta più numerosa tiratura. Il Corriere della Sera del 18 novembre dice che sino a quel giorno sono stati venduti solo a Milano 200.000 esemplari (50.000 serie) e ne rimanevano altri 70.000 (certo da 25 e da 5 soltanto)". Nel febbraio 1922 si ebbe poi notizia della messa in vendita di altre 850.000 serie, ma la malaccorta politica di distribuzione dei primi mesi fece sì che ne rimanessero grosse scorte, nonostante una distribuzione poi capillare: "non c'è italiano ... che non li abbia veduti" scriveva nel 1923 il Corriere filatelico. E nonostante la vendita venisse di fatto continuata anche dopo il termine fissato dal decreto, cioè il 30 giugno 1922, e la loro validità per l'affrancatura venisse tollerata anche dopo la data fissata, e cioè la fine di quello stesso anno.

L'emissione per le colonie

Poiché la serie non aveva limitazioni, il decreto stabiliva anche la sovrastampa e messa in vendita nelle colonie: nell'aprile 1922 furono quindi distribuiti con le sovrastampe Eritrea, Libia e Somalia: a quest'ultima fu aggiunta la moneta locale. Pochi francobolli raggiunsero effettivamente le terre africane: molti furono venduti per collezione agli sportelli ministeriali di Roma.

emissione_per_le_colonie

La sovrastampa del 1924

sovrastampa_1924Le grandi rimanenze, ancora nel 1923, causarono la necessità di smaltimento delle scorte: fra gennaio e febbraio 1924, infatti, 90 mila serie ancora nei magazzini furono sovrastampate Lire una (304-307), distribuite e rese valide sino alla fine dell'anno.

Da una serie commemorativa, quindi, ne venne realizzata un'altra, che il catalogo considera tradizionalmente separata dalla prima (304-307). Doppia celebrazione, quindi, per il principale evento del primo ventennio del XX secolo in Italia, che tanto aveva contribuito alla formazione e alla trasformazione della nazione.

Ma quale vittoria?

domenica_del_corriereCosa portò la vittoria all'Italia nella prima guerra mondiale? Dal punto di vista politico, il riconoscimento pieno dello status di "grande potenza", alla pari delle più importanti nazioni della Terra. Dal punto di vista territoriale, il Trentino sino al Brennero (prima il confine stava a sud di Ala), il Tarvisiano, Gorizia e Trieste con il loro entroterra sino al displuviale alpino, l'Istria con Capodistria, Rovigno, Parenzo, Pola, Pisino e le altre cittadine, le isole quarnerine di Cherso e Lussino; Fiume (dal 1924); Zara e l'isola di Lagosta in Dalmazia; l'isolotto di Saseno nella baia di Valona, in Albania.

 

La Francia ottenne l'Alsazia e la Lorena che erano tedesche dal 1870; l'impero germanico fu notevolmente ridimensionato e si trasformò in repubblica; quello austro-ungarico si sfasciò, e dalle sue ceneri nacquero diversi nuovi stati: l'Austria, l'Ungheria, la Cecoslovacchia, la Jugoslavia, che inglobò anche Serbia e Montenegro già indipendenti. Con territori già tedeschi, russi e austriaci nacque anche la Polonia. Anche l'impero ottomano si sfasciò, lasciando il posto alla Turchia moderna e a diversi stati arabi.

IL TREND DELLA VITTORIA NEGLI ULTIMI 50 ANNI


Sempre in crescita, con una fiammata alla fine degli anni Sessanta, il trend della Vittoria(250-253).
Attualmente la serie completa di quattro valori vale 55 euro (lilla: quotazione in euro, aggiornata nel tempo secondo i parametri di rivalutazione Istat; in blu, convertita direttamente in euro).


trend_della_vittoria
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