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Tre "bolli" intorno al cor mi son venuti...

dante

"Nel mezzo del cammin di nostra vita" è un verso che in Italia conoscono tutti. Si tratta forse dell'incipit più famoso della letteratura italiana, ed è l'attacco della Divina Commedia, la massima opera di Dante Alighieri. Che è unanimemente considerato il maggior poeta italiano e il padre letterario della lingua italiana, ed è anche una figura universale. "L'inferno di Dante", per indicare un luogo tragico e, appunto, infernale, è espressione proverbiale in moltissimi paesi. Non sono mancati, quindi, numerosi tributi dentellati al poeta fiorentino, prima di tutto in Italia.

Dante, fiorentino, nacque nel 1265 e, dopo una vita contrassegnata dall'amore per Beatrice, dall'afflato poetico, dalla passione politica, dall'esilio e dagli studi, morì a Ravenna nel 1321, mentre stava andando a Venezia come ambasciatore di Firenze.

 

Nel 1921 cadeva perciò il sesto centenario della morte, e i festeggiamenti, le commemorazioni e gli eventi si erano tenuti a Ravenna, Firenze e Roma. Accolta la domanda della Società nazionale Dante Alighieri - l'ente preposto alla tutela e alla diffusione dell'italianità all'estero - l'occasione fu propizia per la nascita della sesta emissione commemorativa italiana. Erano previsti tre francobolli - da 15, 25 e 40 centesimi (246, 248, 249) - ma arrivò anche un naturale da 15 centesimi (247). Uscirono il 28 settembre, quando gli eventi per il sesto centenario erano già terminati.

 

I disegni erano di Giuseppe Cellini, pittore romano che, secondo Alberto Diena, "avrebbe potuto far di meglio". Il francobollo da 15 centesimi, violetto magenta, raffigura un'aquila che vola sullo sfondo di un cielo stellato, tenendo negli artigli il volume della Divina Commedia; nella fascia che circonda il disegno è iscritto il verso dantesco "che sopra gli altri com'aquila vola".

 

Nell'esemplare da 25 centesimi, verde bottiglia, campeggia l'allegoria dell'Italia seduta, davanti alla bandiera spiegata, circondata da rami d'alloro, che tiene l'opera nella destra, mentre la sinistra è alzata in segno di acclamazione. Il motto è "onorate l'altissimo poeta".

 

L'effigie laureata di Dante che sporge da una cattedra medievale e tiene in mano il volume delle proprie opere è il soggetto del 40 centesimi, bruno. Il motto è "mostrò ciò che potea la lingua nostra". In tutti vi è la sigla "S.N.D.A.", acronimo di Società nazionale Dante Alighieri.

 

La stampa non fu effettuata dall'Officina carte-valori di Torino ma da un'azienda privata, la Petitti di Roma, come già era avvenuto per l'emissione precedente dedicata all'annessione di Trieste: il ricorso a questo fornitore esterno era stato imposto dalle difficili contingenze postbelliche, quando l'officina governativa torinese non riusciva a evadere tutti gli ordini. Come su molte emissioni dell'epoca, la dentellatura era apposta senza eccessiva cura; non è quindi facile trovare esemplari ben centrati.

i_tre_commemorativi_dante

La tiratura fu di 400 mila serie, ma solo 125 mila furono messe in vendita agli sportelli postali dei soli capoluoghi di provincia (compresi quelli delle terre redente non ancora erette in provincia, cioè Trento, Trieste e Zara), rimanendo in corso di validità sino alla fine dell'anno. Come per l'emissione precedente, non furono predisposti anche per le colonie.

I restanti 275 mila furono ceduti in blocco alla Società Dante Alighieri - che li vendette a prezzi diversi - inaugurando una prassi che avrebbe tristemente segnato la filatelia italiana di quegli anni. E assieme ai francobolli, la Società ricevette anche gli scarti di stampa, che poco dopo vendette a un commerciante: oggi sono catalogati come varietà di doppia stampa, non rare.

Le cessioni di ingenti quantitativi di francobolli a comitati, enti e società, che poi li commercializzavano senza attenzione al mercato filatelico, durarono sino ai primi anni Trenta: una pagina infelice della politica filatelica italiana, fonte all'epoca d'innumerevoli polemiche. Era però ormai iniziata l'era piena dei commemorativi, che dal 1921 si sarebbero susseguiti sempre più numerosi e interessanti.

Ma non era guelfo?

"E tu prima, Firenze, udivi il carme che allegrò l'ira al Ghibellin fuggiasco". Nei Sepolcri Ugo Foscolo ingenerò un errore definendo Dante ghibellino, nonostante il poeta avesse partecipato, nel 1289, alla battaglia di Campaldino proprio contro i ghibellini di Arezzo.

Il poeta militava infatti alla fazione dei guelfi, che, nella Firenze della fine del XIII secolo, erano divisi a loro volta in bianchi - favorevoli a una relativa autonomia dal papato di Bonifacio VIII con l'appoggio dell'imperatore - e neri, strettamente legati al papato. Si trattava di una situazione quasi paradossale che finì per avvicinare le posizioni di ghibellini, sostenitori dell'imperatore, e guelfi bianchi, i quali avevano accentuato la posizione antipapale dopo il prevalere dei neri a Firenze.

Dante sovrastampato e non emesso

dante_<a class=sovrastampato" height="200" />Già nel 1920 la Federazione dei comitati per l'assistenza ai militari mutilati e invalidi fu autorizzata a vendere buste per lettere con inserzioni pubblicitarie a prezzo ridotto rispetto al potere di affrancatura. Per evitare speculazioni, venivano apposti francobolli speciali, sovrastampati B.L.P. (buste-lettere postali), validi solo per quelle buste e ceduti gratuitamente alla Federazione, che avrebbe perciò goduto di un introito. Diversi ordinari dell'epoca furono sovrastampati con quella sigla, ma nel 1922 si provò anche con i commemorativi. I primi furono proprio quelli di Dante di cui, pare, furono sovrastampate cinquanta serie, che non furono emesse (il formato doppio li rendeva poco agevoli).

"Lo naturale è sempre un errore..."

francobollo_<a class=naturale" height="200" />Nel 1943 si scoprì qualche foglio del francobollo da 15 centesimi di colore grigio anziché violetto. Scrisse a questo proposito Alberto Diena: "Ci sono stati mostrati alcuni fogli di 50 esemplari del francobollo da 15 centesimi della serie 1921, commemorativa del VI centenario dantesco, stampati in grigio anziché in violetto magenta. Ritenevamo prima che si trattasse di prove di stampa mentre ora siamo convinti che quei fogli, insieme a vari altri, costituirono una prima provvista di quei francobolli nel colore grigio allora adottato per i francobolli da 15 cent. ordinari: si preferì all'ultimo momento di mutare colore e così quei francobolli non vennero emessi, ma furono poi consegnati alla Società nazionale Dante Alighieri, promotrice dell'emissione".

Questa prima tiratura in grigio, poi sostituita da quella in un colore più vivo e attraente, costituisce oggi un francobollo naturale, cioè un esemplare con una grafica diversa da quella voluta dalle poste, ma comunque plausibile. Il catalogo premia questo valore, quotandolo 1.850 euro contro i 50 del gemello ufficiale.

Il peregrinar di Dante nell'album italiano

società_dante_alighieri

L'emissione del 1921 fu solo la prima dedicata dall'Italia al poeta nazionale.

Nel 1932 una lunga serie fu dedicata alla Società Dante Alighieri (422-433, A28-34).

 

nascita_dante

Nel 1965 quattro francobolli ne ricordarono la nascita (1099-1102).

 

italia_2009

L'anno scorso un francobollo con appendice (3244), in emissione congiunta con San Marino e Vaticano, è uscito durante la manifestazione internazionale Italia 2009, nella giornata dedicata alla lingua italiana.

IL TREND DELLA DANTE NEGLI ULTIMI 50 ANNI


Il grafico con l'andamento delle quotazioni della serie (lilla: in euro, aggiornate nel tempo secondo i parametri di rivalutazione Istat; in blu, convertite direttamente in euro) evidenzia come, dopo alcune oscillazioni, negli ultimi vent'anni la curva registri un incremento costante.

Attualmente l'emissione ha raggiunto il valore di 150 euro (per la serie nuova) equamente ripartito in 50 euro per ciascun valore. Di 1.850 euro è invece la quotazione del naturale.


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