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Da Parigi alla Norvegia - 1246 chilometri a bordo di un pallone

Il 19 settembre 1870 i prussiani assediavano Parigi. Per 138 giorni la capitale, pur messa in ginocchio dall'accerchiamento nemico, reagì con ogni mezzo per non arrendersi. Un resoconto di quell'eroica resistenza è raccontato dalla filatelia, che ha conservato e tramandato le tracce del primo e (quasi) regolare servizio di posta aerea della storia avviato proprio in quell'occasione.

 

Difatti, nell'impossibilità di una corrispondenza con l'esterno via terra, dopo vari escamotage - pigeogrammi, messaggi affidati a cani, boules de Moulins - nella capitale francese si organizzò l'utilizzo di ballons montés, palloni aerostatici dotati di equipaggio - a bordo dei quali veniva stivata la corrispondenza postale, regolarmente affrancata, perché lettere e giornali potessero oltrepassare la cortina nemica.

 

Furono sessantasette i palloni che partirono da Parigi; il primo, che si alzò in cielo il 23 settembre, fu il Neptune, l'ultimo il Général Cambronne, che decollò il 28 gennaio 1871 a poche ore dall'armistizio. E' verosimile credere che con questo sistema furono inviati più di due milioni di lettere in poco più di quattro mesi ed è proprio grazie alla lettura di queste missive che si è potuto conoscere uno spaccato della vita di quei giorni d'assedio, sia dentro la città sia fuori. Sono lettere che veicolano informazioni, ma anche carichi di sofferenza, parole contrite dagli stenti, messaggi di nostalgia per familiari e conoscenti lontani, fuori dalle mura parigine, ma che, proprio grazie all'ingegnoso sistema postale, poterono sentirsi più vicini.

 

Una lettera per tutte vale d'esempio: la imbucò da Parigi il 23 novembre 1870 il signor Gadale. Era destinata alla moglie, rifugiata ad Arcachon (Gironda). Là pochi giorni dopo il messaggio avrebbe dovuto raggiungerla via Bordeaux. Le cose invece andarono diversamente.

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La lettera affrancata con il 20 centesimi azzurro Napoleone Impero in vigore in quegli anni fu imbarcata insieme al resto della corrispondenza postale a bordo del pallone Ville d'Orléans e in effetti giunse a destinazione, ma quasi un mese dopo, l'11 dicembre. Il Ville d'Orléans infatti - battezzato così in onore della vittoria francese di Coulmiers vicino a Orléans, spinto da forti venti verso nord-est divenne, suo malgrado, protagonista della più avventurosa storia dei palloni dell'assedio.

 

Alle 23.30 della notte del 24 novembre l'aerostato con la lettera a bordo, timonato da Paul Rolier e Léonard Bézier, si levò in volo dalla Gare du Nord per toccar terra un giorno e mezzo dopo, alle 14.25 del 25 novembre, su territorio norvegese: aveva compiuto un volo di 1.246 chilometri e messo a segno un vero record di distanza e di velocità per un mezzo aereo dotato di un sistema direzionale piuttosto approssimativo.

 

Dalla Norvegia la lettera fu inoltrata con i tradizionali sistemi postali e poté essere recapitata soltanto a metà dicembre.

Le parole di Gadale sono nostalgiche. Spiega alla moglie lontana di essere mortificato e si scusa per non essere in grado di comunicarle, ancora una volta, novità positive sull'assedio. Le chiede pazienza, perché "è necessario attendere che la situazione di stallo si sblocchi". Raccontando nei dettagli la partenza dei palloni, che ha luogo ogni due o tre giorni, riferisce di aver appreso dai giornali la notizia della cattura da parte dei prussiani di tre palloni aerostatici, e si domanda se alcune sue epistole siano mai giunte a destinazione. Rassicura la consorte dicendole di averle scritto ogni giorno e si dispiace per l'inquietudine provocata dalla mancanza di notizie; proprio qualche giorno prima, il 18 novembre il Général Ulrich era stato fatto levare in volo per la prima volta di notte, proprio per arginare la cattura dei precedenti palloni Galiléè, Non Dénommé N.3 e Daguerre.

 

La quotidianità - scrive ancora Mr Gadale - si fa ogni giorno più dura, procurarsi carne è sempre più difficile, scarseggia anche quella di cavallo, che ormai i parigini si sono abituati a consumare. Le autorità hanno ormai imposto il razionamento dei generi alimentari: 60 grammi al giorno di carne sotto sale per tre giorni e poi per i tre successivi 50 grammi di carne fresca come razione quotidiana - ovvero due distribuzioni alla settimana. Anche i legumi sono sempre più rari - racconta Gadale - e quando per qualche caso fortunato si riescono a trovare sono molto costosi: "i cavoli costano due franchi, le carote tre o quattro, le patate addirittura otto o nove". Inoltre la situazione è resa più difficile dalla decisione del governo, che, per evitare accaparramenti, ha requisito gli approvvigionamenti sul mercato. Gadale si dice certo che a breve anche la verdura verrà razionata, come già il pane e la carne, mentre l'avena e il fieno per i cavalli, riferisce, sono molto costosi e difficili da reperire; tuttavia, forse per non preoccupare la sua signora, confida nella speranza che le scorte di cibo possano bastare per la cittadinanza. Il peso dell'assedio inizia a gravare pesantemente sulla popolazione, tuttavia il premuroso marito consola la moglie con dolcezza e, speranzoso di poter ricevere presto notizie della famiglia, si augura di poter presto riabbracciare tutti.

 

E' dunque questo, oltre che un esempio di posta prezioso, un documento storico importante, non soltanto perché permise i contatti fra famiglie in pena, ma anche perché fedele ricostruzione di un momento cruciale di una nazione.

La guerra franco-prussiana e l'assedio di Parigi

In seguito al tentativo di Napoleone III di reagire all'espansionismo dell'ingombrante vicino, il 19 luglio 1870 il governo francese dichiarò guerra alla Prussia di Guglielmo I e Bismarck. Le armate francesi subirono disastrose sconfitte prima presso Metz e poi a Sédan. Napoleone III fu fatto prigioniero e nella capitale assediata fu proclamata la repubblica.

Anima della resistenza francese fu Léon Gambetta che, lasciata la città a bordo di un pallone il 9 ottobre, cercò di organizzare una leva di massa nelle province per resistere ai prussiani. Il 27 ottobre a Metz il maresciallo Bazaine si arrese agli assedianti dopo aver tramato contro la repubblica con l'imperatrice in esilio e con i prussiani. Il 28 gennaio Parigi dovette cedere e il governo, contro il parere di Gambetta, chiese l'armistizio.


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