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Croce rossa - emissione benefica con poca fortuna

battaglia_di_solferino

Era il 1859, ed era iniziata la seconda guerra d'indipendenza italiana. L'imperatore dei francesi, Napoleone III, era sceso in Italia in aiuto dell'alleato Vittorio Emanuele contro l'Austria; il primo obiettivo era la liberazione della Lombardia. Il 4 giugno gli alleati conseguirono una brillante ma sanguinosa vittoria a Magenta, seguita da altri fatti d'arme, sino al 24 giugno, quando le armate si trovarono di nuovo di fronte a Solferino.

 

Ne scaturì una grande battaglia, dove le perdite furono numerosissime: il terreno rosseggiava del sangue dei morti, i feriti erano abbandonati all'indifferenza dei vivi. Jean Henri Dunant, che era presente, ne fu sconvolto. Era un imprenditore svizzero, che si trovava in zona perché stava cercando di ottenere appoggi da Napoleone III. Sul campo di battaglia maturò in Dunant il germe dell'idea che lo avrebbe portato a fondare, assieme ad altri, la Croce rossa: la grande organizzazione internazionale dedita soprattutto all'assistenza medica in guerra. Riuscì a far sottoscrivere alle principali potenze dell'epoca la convenzione di Ginevra sugli usi e costumi fra belligeranti in tempo di guerra.

 

Le armi non si acquietarono subito in Europa: oltre a conflitti locali, ci fu nel 1870-71 il grande conflitto franco-prussiano, dopodiché (salvo piccoli conflitti locali in oriente) l'Europa visse un lungo periodo, passato alla storia come la belle époque. Fu il periodo in cui la maggior parte delle amministrazioni postali - Italia compresa - iniziarono a emettere francobolli commemorativi.

 

Nel 1914 i venti di guerra ripresero a soffiare sul vecchio continente con straordinaria violenza. Dai Balcani si propagarono in tutta Europa, e fra il 1914 e il 1915 la maggioranza degli stati europei erano in guerra gli uni contro gli altri; la Croce rossa e la convenzione di Ginevra tornarono quindi d'attualità. La grande organizzazione umanitaria si occupava di molte cose, fra cui il soccorso ai feriti: aveva però bisogno di grandi finanziamenti. Per procurarli, alcuni governi nazionali ricorsero anche ai francobolli.

 

francobolli_croce_rossaIn Francia, il 18 agosto 1914 i francobolli ordinari da 10 centesimi del tipo Semeuse ('seminatrice') vennero emessi con la sovrastampa +5 c. in rosso, a beneficio della Croce rossa; il 10 settembre dello stesso anno fu emesso un nuovo francobollo, sempre da 10 centesimi Semeuse, con l'indicazione della sovrattassa di 5 centesimi integrata nel disegno.

In Belgio (pur neutrale, fu invaso dalla Germania) fra il 1914 e il 1915 vennero riemessi i francobolli per il monumento al conte de Merode e quelli con l'effige del re Alberto - sia in formato piccolo sia in formato grande - con sovrapprezzo: 5+5 centesimi, 10+10 centesimi e 20+20 centesimi, sempre a favore della Croce rossa.

Nel 1915 anche Monaco sovrastampò il suo francobollo ordinario da 10 centesimi che recava l'effige del principe Alberto con un +5.

 

Anche l'Italia - che era entrata in guerra nel 1915 - decise di sovvenzionare filatelicamente la Croce rossa: ma invece di sovrastampare, o comunque imporre un sovrapprezzo ai propri francobolli ordinari, optò per un'emissione speciale e dedicata.

 

Si tratta di francobolli non propriamente commemorativi, perché, più che commemorare la Croce rossa, volevano offrirle un contributo; si potrebbero perciò definire "di beneficenza".

Si trattava, naturalmente, di francobolli di uso facoltativo, ma "tenuto conto dello scopo altamente umanitario che ha motivato la creazione", il ministro raccomandò agli uffici "e singolarmente a tutti i funzionari e agenti dell'amministrazione di mettere in opera il massimo impegno per procurarne una vendita estesa". Non venne neppure fissata una data di scadenza di validità, perché si voleva lasciarli in uso il più possibile. Non esiste una data di emissione ufficiale: vennero distribuiti appena pronti. L'amministrazione diramò agli uffici l'avviso che avrebbero ricevuto una prima provvista ai primi di novembre, e in effetti la più antica data conosciuta per i primi due valori è il 20 novembre 1915. Si trattava di due francobolli, da 10 e da 15 centesimi, ciascuno con un sovrapprezzo di 5 centesimi (159-160): era la prima volta che il sovrapprezzo era specificatamente indicato a stampa sui francobolli, al contrario di quelli del 1910 e del 1911. I soggetti erano ispirati alla retorica bellica del momento: la bandiera italiana inghirlandata e l'aquila coronata con lo stemma sabaudo; i tagli prescelti erano quelli più usati, utili per affrancare una cartolina e una lettera.

 

Nel 1916, però, a causa delle enormi spese per la guerra, le tariffe postali (assieme a tanti altri prezzi) aumentarono, e il costo di una lettera passò da 15 a 20 centesimi. Nel febbraio 1916, quindi, il francobollo da 15+5 centesimi fu sovrastampato 20 per variarne il potere d'affrancatura (161) e un mese dopo ne uscì un altro, con il nuovo valore a stampa: 20+5 centesimi (162). La serie completa, perciò, è di quattro francobolli.


il_valore_da_20+5_centesimiCome i precedenti commemorativi, anche questi erano validi solo per la posta diretta all'interno e non per l'estero, ma accordi di reciprocità con alcuni paesi alleati o neutrali ne permisero l'utilizzo anche verso quelle destinazioni: nel dicembre 1915 la Svizzera; nel maggio 1918 la Francia; nel giugno 1918 il Belgio ed il Congo belga; nel novembre 1918 il Marocco.

 

Le varietà note di questi francobolli riguardano la sovrastampa 20: è infatti nota capovolta, doppia e spostata. Sono di modesto valore, tranne la coppia (sia verticale sia orizzontale) di cui uno senza sovrastampa, a causa del forte spostamento che ha portato il 20 fuori da uno dei due francobolli: una coppia del genere è oggi quotata 1.600 euro.

Se nelle intenzioni del ministro questi francobolli avrebbero dovuto essere usati comunemente da tutti, in effetti il sovrapprezzo scoraggiò gli utenti, anche perché il tempo di guerra spingeva tutti a ogni possibile economia.

 

Il ministero però non demordeva, e continuò a tenerli in vendita per tutta la durata della guerra e oltre. Si arrese solo nel 1921, quando finalmente li tolse di corso dal 1^ ottobre: e solo perché la loro "vendita è divenuta scarsissima e quasi nulla, mentre le rimanenze oltreché deteriorarsi sempre più danno ingombro e possono causare errori ed irregolarità nella custodia delle carte-valori ordinarie ". Una serie sfortunata, che non ebbe successo nonostante la grande diffusione. Per vedere altri francobolli commemorativi, l'Italia dovrà attendere il 1921.

IL TREND DELLA CROCE ROSSA NEGLI ULTIMI 50 ANNI


Già al momento dell'uscita, nel pieno della prima guerra mondiale, l'emissione non ottenne il successo auspicato dalle autorità; il prezzo di vendita,  maggiorato dei 5 centesimi a scopo benefico, non incentivava l'acquisto.

Nel corso del tempo la quotazione (159-162) ha subito oscillazioni, fino al 1985 quando ha iniziato un progressivo incremento fino ai 250 euro attuali per la serie nuova.


trend_croce_rossa

La serie italiana si fa in tre per le tre colonie d'Africa

colonie_in_africaCon l'emissione per la Croce rossa si inaugurò una prassi che poi divenne comune per anni, e cioè la sovrastampa delle serie commemorative anche per le colonie. Così, i francobolli Croce rossa furono sovrastampati anche Somalia, Eritrea e Libia.

Quest'ultima colonia, in realtà, non esisteva: l'amministrazione italiana prevedeva infatti due distinte colonie nella sponda africana appena conquistata, e cioè la Tripolitania e la Cirenaica. Ma era molto usato anche il nome classico e informale Libia per indicare l'insieme delle due colonie. Che infatti venne utilizzato per sovrastampare i primi francobolli, distribuiti contemporaneamente in ambedue i territori.

Mobilitazione postale per la Croce rossa

Durante la prima guerra mondiale, insieme all'Italia anche altri paesi emisero francobolli la cui sovrastampa andava a favore dell'ente benefico.

mobilitazione_postale

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