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La turistica che partì prima e arrivò ultima

serie_turistica_2010

L'Italia è la patria del turismo si può dire da sempre. E non occorre scomodare la Roma antica: potenti e ricchi dell'epoca avevano semplicemente la villa al mare, per le feriae; e neppure i pellegrini medievali che raggiungevano Roma da ogni parte d'Europa, normalmente a piedi o più raramente su un carro tirato da buoi se erano benestanti e avevano famiglia appresso: più che un piacere, per chi poteva permetterselo era quasi un dovere, come nel mondo islamico recarsi alla Mecca almeno una volta nella vita.

 

Il turismo come lo conosciamo noi - il piacere di scoprire posti e cose nuove, o anche solo il piacere tout court - arriva con l'età moderna, quando prese il via la moda del grand tour, il viaggio di formazione alle radici della civiltà e dell'arte che doveva consentire ai rampolli delle classi dirigenti inglese e mitteleuropea l'accesso alle carriere più prestigiose sia professionali che politiche. Ovvero uno stage fatto in itinere, spesso dopo aver frequentato una delle università sorte con il nuovo millennio in molte località, le prime e più rinomate proprio in Italia: da Bologna a Padova, a Napoli. E anche un punto di partenza per il collezionismo di opere d'arte, reperti archeologici e monete, in pratica "ricordi" di un viaggio molto spesso avventuroso di cui comunque meritava lasciare traccia, come fece Goethe con il suo Viaggio in Italia.

 

Soprattutto questo grand tour aveva una connotazione postale, visto che sino all'avvento della ferrovia il mezzo per viaggiare era fornito dalle poste dell'epoca, con le loro stazioni (il termine sarebbe rimasto anche dopo l'arrivo delle vaporiere) in cui il viaggiatore poteva non solo rifocillarsi e pernottare ma anche noleggiare il cavallo o una vettura (all'epoca le chiamavano "sedie" o "legni", il che la dice lunga sulla loro comodità!), sempreché non viaggiasse ancora sul "cavallo di san Francesco", cosa non insolita ancora a metà Ottocento. Non per nulla partirono proprio dalla posta le guide tascabili di viaggio, inizialmente manoscritte, il cui primo esempio a stampa pare essere Le poste necessarie a corrieri per l'Italia, Francia, Spagna e Alemagna stampato a Brescia nel 1562, seguito a ruota da un Itinerario delle poste per diverse parti del mondo nato a Roma nel 1563 e più volte ristampato fino al Settecento. Guide ricche di informazioni su luoghi e cose da visitare, che però ancora nel Novecento erano prive di illustrazioni, visti i problemi e i costi che fino a tempi recenti hanno pesato sulle riproduzioni, specie se a colori. Ma l'illustrazione non era certo un problema per un altro viaggiatore in posta, il francobollo, anzi era un obbligo: e nella seconda parte dell'Ottocento il miglioramento delle condizioni economiche e sociali aveva fatto crescere nel mondo occidentale il fenomeno del turismo. Ma la convergenza tra turismo e francobollo stentò a prendere piede presso le pubbliche amministrazioni.

precursori_della_turistica

In effetti quando a metà Ottocento il francobollo iniziò la sua ascesa, per affermare la sua istituzionalità e il suo valore, riprese dalla moneta l'abitudine a riprodurre effigi di sovrani e presidenti, stemmi e simboli nazionali. Solo qualche stato, e soprattutto le colonie, in mancanza di tutto questo, dovettero ricorrere ad altre immagini per decorare i propri francobolli; e accadde che fra queste vi fossero anche delle vedute. Valori che ebbero subito un notevole successo nel mondo filatelico dell'epoca, grazie anche al crescente fascino dell'esotismo conseguente alle grandi esplorazioni in Africa e alla scoperta dell'arte orientale, di cui sono una testimonianza in Italia i libri di Emilio Salgari: basta citare in proposito gli strani francobolloni con dentellatura stampata emessi nel 1894 dalla Costa dei Somali (foto 2), che andavano letteralmente a ruba tra i giovani appassionati. E quando iniziarono ad apparire i commemorativi ve ne furono diversi che riportavano paesaggi, monumenti e altre attrattive di tipo turistico: dal Pianello col nuovo palazzo del Governo sammarinese del 1894 (foto 3) all'acropoli di Atene nella serie olimpica greca del 1896 (foto 4) fino alla caccia al bufalo e al movimentato ponte di St.Louis sul Mississippi che figurano nella serie statunitense del 1898 per l'Esposizione di Omaha (foto 5).

Ma nulla di specifico. Neppure nei paesi europei che già allora traevano notevoli introiti dal turismo, coma Italia, Francia e Svizzera, se si escludono forse i tre francobolli elvetici apparsi nel luglio 1914 con vedute dei monti Mythen, del Rutli e dello Jungfrau (foto 6), in cui però le località non sono citate, e allora che pubblicità è?

bozzetti_francobolli_turistici_italiani

In effetti l'idea di usare i francobolli in veste di propaganda turistica in Italia a qualcuno venne, e lo si scopre nel bando per la serie "artistica" messa in cantiere nel 1922. Nell'ottobre di quell'anno fu inviato a tredici noti artisti l'invito a proporre dei bozzetti per sedici francobolli, parte tipografici e parte calcografici, specificando che cinque dovevano recare l'effigie reale, quattro dei simboli nazionali o sabaudi, e i restanti sette "un monumento, un'opera d'arte, una veduta" a scelta fra i trentadue soggetti indicati in un allegato, che spaziavano dal Colosseo a Superga, dal duomo di Milano al Vesuvio. Ma alla fine tra i bozzetti selezionati vi fu un'unica immagine di tipo turistico, la cattedrale triestina di San Giusto. Di questo, come di alcuni altri soggetti, venne anche approntata l'incisione, ma quando nel 1925 vennero finalmente presentati alle autorità i primi saggi si preferì sospendere tutto: ormai si stava lavorando per impiantare a Roma la nuova Stamperia di Stato che avrebbe potuto realizzare la serie con attrezzarure più moderne e risultati certamente migliori. Ma nella serie che poi apparve, l'Imperiale, di vedute e monumenti non c'era neppure l'ombra: persino la lupa di Roma era presente più come simbolo della romanità che come opera museale.

prove_di_turistica_e_zeppelin

L'idea di utilizzare i francobolli a scopo turistico non era certo svanita. Anzi, si concretizzò nel 1928 in un regio decreto, il numero 602 dell'8 marzo, che autorizzava l'emissione della prima serie turistica italiana essendosi "riconosciuto opportuno emettere speciali francobolli riproducenti vedute delle Regie grotte demaniali di Postumia, per diffondere, anche con tale mezzo, la conoscenza delle Grotte stesse", fino alla grande guerra note come grotte di Adelsberg, uniche al mondo dotate di un trenino (fin dal 1872). Per l'emissione, sponsorizzata dal Touring Club, furono subito approntati quattro francobolli su disegno di Vannucci destinati alla stampa in tipografia (foto 7). E l'Italia avrebbe battuto sul tempo la Francia - il primo turistico francese, il 20 franchi con il ponte romano del Gard, comparve il 15 maggio 1929 - se a questo punto il lavoro non fosse stato bloccato da considerazioni d'ordine pratico e pubblicitario: il rotocalco che stava entrando in funzione al Poligrafico di Roma garantiva un miglior risultato in caso di immagini fotografiche come quelle richieste da un'efficace propaganda turistica. E soprattutto si poteva ottenere un maggior effetto utilizzando le nuove cartoline postali, sulle quali si era deciso di sistemare una vignetta a fianco dell'indirizzo.

 

Ma anche in questo momento il lavoro si arenò a livello di prova, almeno nel 1930. Per le prime cartoline postali di nuovo tipo, apparse nel luglio 1931, venne infatti data la precedenza all'inaugurazione della nuova monumentale stazione ferroviaria di Milano: e da un certo punto di vista si potevano anche considerare turistiche, in quanto presentavano "cose da vedere" per la propaganda del regime fascista. Il quale regime, alla fine, fece accantonare anche altre prove di cartoline turistiche - una con il ponte romano dei Quattrocapi, un'altra con un affresco della pompeiana Villa dei misteri - e utilizzò le vignette per propagandare la sua attività prima in quel di Roma, poi in tutta Italia: palazzi, ponti, stadi, strade, scavi archeologici, restauri, bonifiche e persino una nuova città (quella Littoria che dal 1946 divenne Latina) furono le "Opere del regime" che illustrarono questa lunga serie di cartoline ordinarie da 15, 30 e 45 centesimi iniziata nell'ottobre 1931 e che soltanto un anno più tardi perse le vignette per lasciare più spazio al mittente.

 

turistica_in_cartolinaSui francobolli però un po' di turismo fece comunque capolino, anche se motivato da emissioni di tutt'altro genere, e soprattutto condizionato dalle più o meno pesanti cornici contenenti valore e diciture che per tradizione inquadravano l'immagine. Nei francobolli celebrativi dell'anno santo 1925 figurano scorci delle quattro basiliche patriarcali romane, al momento tutte su suolo italiano non essendo ancora stato firmato il Concordato (foto 8). In quella per il centenario della morte di san Francesco compaiono la chiesa di san Damiano e la basilica francescana di Assisi (foto 9). Nella serie del 1926 a favore della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, ripetuta paro paro nel 1928 e nel 1930, sono riprodotti l'acquedotto Claudio, il Campidoglio, Castel Sant'Angelo e piazza del Popolo (foto 10). Ma la più turistica di tutte, per la morbida bellezza delle vedute - anche se oberate da un dirigibile e inquadrate come in un teatrino - è la serie dedicata alla crociera Zeppelin del 1933 (foto 11): che purtroppo restò in vendita solo lo spazio di alcuni voli e, a causa dei valori nominali, finì quasi soltanto sotto gli occhi dei collezionisti, per fortuna anche stranieri.

 

Alla fine una vera serie turistica comparve, nel dicembre 1933, ma era in cartolina, monocroma quella da 30 centesimi per l'interno, bicolore quella da 75 centesimi per l'estero: vi figuravano ventiquattro diverse vignette - quante ne conteneva un cilindro del rotocalco - tratte da foto fornite dall'Enit, l'ente del Turismo, che mostrano vedute e monumenti tra i più suggestivi d'Italia secondo i gusti dell'epoca. Nel gennaio 1936 se ne aggiunse una dedicata al lago di Garda che sostituiva quella con la fontana di piazza San Pietro, essendocisi resi conto in ritardo che dal 1929 non era più in territorio italiano. Nel marzo 1937 arrivarono finalmente anche le grotte di Postumia, con un ritardo di quasi dieci anni che venne compensato non solo dal maggior formato delle illustrazioni ma anche dall'incremento a sei immagini (foto 12).

Nel frattempo, nell'agosto 1936, erano arrivate anche le cartoline postali illustrate da 20 + 5 centesimi dedicate a dodici città italiane - Cagliari, Firenze, Genova, Livorno, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia - per ciascuna delle quali furono approntate altrettante diverse cartoline con immagini in nero a tutta facciata, racchiuse in una fascetta illustrata. La loro circolazione però fu minima, essendo osteggiata da tabaccai e cartolerie, che guadagnavano di più vendendo normali cartoline, molte a colori.

 

francobolli_turisticaQuanto ai francobolli il ritardo portò a una curiosa anomalia: la prima vera serie turistica italiana infatti è "svizzera". Ovvero quella emessa nel settembre 1944 dall'enclave di Campione d'Italia, creata e stampata dall'elvetica Courvoisier usando immagini fotografiche di Campione, del lago di Lugano e di opere dei maestri campionesi (foto 13). Una serie nata al tempo in cui Campione, rifiutandosi di aderire alla Repubblica Sociale, si collegò alla rete postale svizzera, ma che continuò a essere regolarmente usata fino al maggio 1952, quando ormai la Repubblica era da tempo italiana.

 

Tutto come prima della guerra invece sui normali francobolli italiani, con vedute e monumenti imboscati in emissioni d'altro genere. Proprio la prima serie celebrativa repubblicana, quella che attraverso gli antichi Comuni nel 1946 celebrava l'avvento della Repubblica, mostra le prime quattro immagini dentellate veramente turistiche (foto 14), senza cornici né altri sovrappesi: la chiesa di san Michele a Lucca, il duomo di Amalfi, il palazzo della Signoria a Firenze e la veduta di Pisa dalla Torre pendente, impressi sui piccoli valori a grande tiratura e diffusione ottennero un notevole effetto sull'immaginario collettivo, tanto da essere ripresi persino sulle copertine dei quaderni, benché non fosse ancora il caso di parlare di turismo.

 

La strada però era aperta e, a partire dal 1948, sempre più spesso si trovò il modo di proporre monumenti e vedute realistiche in bella evidenza, anche se sullo sfondo. Fino al caso limite della serie Anno santo del 1950 (foto 15), dove Mezzana riuscì a infilare ben tredici tra basiliche e santuari di contorno al Cupolone: concettualmente perfetto, graficamente da manuale, ma decisamente illeggibile. E turistica si può anche dire la vecchia idea di Mezzana - l'aveva presentata al concorso del 1945 per la serie Democratica - che nel 1950 diede vita all'Italia al lavoro (foto 16); anzi innovativa, visto che all'attrattiva di luoghi e monumenti si aggiunge per la prima volta quella del folclore. Peccato che fosse una serie destinata sin dall'inizio a non durare, data l'impossibilità di creare valori complementari per le nuove tariffe senza favorire qualcuno, e senza creare nuove regioni.

 

Alla fine, proprio allo scadere del 1953 la prima serie solo e ufficialmente turistica vide la luce (foto 17): erano solo sei francobolli ma toccavano l'intero Belpaese e tutte le sue diverse attrattive. Era tempo, visto che l'Italia si stava risollevando, e sempre più gente media trovava il modo di fare qualche gita, se non proprio un periodo di vacanza (spesso riservato alla moglie; e il povero marito, rimasto incustodito... ammoniva la canzone di Mariti in città, un film di Comencini del 1957). Purtroppo da allora dovettero passare altri vent'anni - e furono proprio quelli del boom - prima di arrivare a una serie turistica continuativa (foto 18): con immagini a colori, suggestive ma senza la minima presenza umana, e inquadrate da massicce cornici talvolta ridicole. Che difficilmente sarebbero entrate nella collezione di un viaggiatore inpegnato nel Gran Tour come quelli che 150 anni fa, agli inizi del regno d'Italia, oltre a paesaggi e monumenti cercavano già i francobolli degli Stati italiani testé scomparsi, da inserire nei primi album come faceva l'ex-duchessa di Parma riparata a Venezia.

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