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Quanto rende la vostra passione

Gli analisti li chiamano Iop, investment of passion, e reggono bene i tempi e la crisi. L'arte moderna e contemporanea è positiva a breve e lungo termine. Una dedica di Paganini è stata aggiudicata quattro volte la base d'asta, per Machiavelli e Leopardi si è triplicata. La Ferrari Vintage è balzata del 138% in cinque anni. E un raro prototipo di Leica del 1923 è stato venduto per 2,16 milioni di euro, sette volte la stima

 

da Patrimoni di settembre 2012, allegato a Milano Finanza

L'exploit dei documenti antichi

Lo scorso marzo un'asta nella sede milanese di Bolaffi ha suscitato polemiche per il tipo di materiale che è andato in vendita: 17 volantini originali delle Br datati fra il 1974 e il 1978, compreso quello in cui veniva annunciata la condanna a morte di Aldo Moro. "Darne una valutazione era difficile: abbiamo fissato come prezzo di partenza 1.500 euro", spiega Maurizio Piumatti, amministratore delegato di Bolaffi aste. Alla fine il lotto è stato aggiudicato alla Biblioteca di Via Senato di Marcello Dell'Utri per ben 17mila euro. "E' una rivalutazione non nella norma, dovuta anche al clamore che ne è nato", sottolinea Piumatti.

 

Nella stessa asta sono stati battuti oggetti interessanti come una corda di violino con dedica di Niccolò Paganini (10mila euro, base d'asta 2.500), una lettera di Niccolò Machiavelli (12mila euro, prezzo di partenza 4mila), una minuta di una lettera di Giacomo Leopardi (14mila euro, da 4mila di partenza) e una di Marcel Proust, aggiudicata per 22mila euro da 3mila di base.

 

Nei top lot, un carteggio di Giovanni Verga e altri veristi, 170 lettere, di cui un centinaio inedite, comprate dalla Regione Sicilia per circa 180mila euro. Spiega ancora Piumatti: "Il settore è vivo. Da un lato ci sono i collezionisti, professionisti facoltosi che investono nelle loro passioni. Dall'altro, questo è diventato una sorta di bene rifugio per proteggere i capitali".

 

Anche filatelia e numismatica sono andate bene quest'anno. In un'asta a Torino da Bolaffi, una moneta da 10 scudi d'oro del 1634 di Vittorio Amedeo I di Savoia è stata battuta a 162mila euro (la partenza era a 30mila).

 

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